E’ morto Giovannino Russo giornalista e scrittore meridionalista di grande qualità umane e culturali. Ho avuto modo d’incontrarlo. Per rendergli omaggio pubblico un’intervista-conversazione con lui avuta a Matera nell’ottobre 2011 e pubblicata all’epoca sul Quotidiano della Basilicata che a quel tempo dirigevo. Buona lettura e leggiamo i suoi libri

Nicola Bartilucci è un commerciante e imprenditore di successo. Nei giorni scorsi, avendo appreso della presenza dello scrittore e giornalista Giovannino Russo, a Matera, non potendo partecipare alle manifestazioni pubbliche per impegni di lavoro ha deciso di fare una capatina al ristorante “Trattoria lucana” dove il pittore e intellettuale di Ferrandina, Nicola Pavese, ha stabilito una sorta di quartier generale gastronomico per l’ultima due giorni in Basilicata di un meridionalista colto e sardonico che regge la scena da par suo.

“Professore mi permetta di abbracciarla. Ho letto il suo libro “Ragazzi del Sud” quando era un giovanotto. E’ stato fondamentale per la mia formazione”. Russo commosso e gratificato allarga le sue piccole braccia e avvolge Nicola. Mi viene da pensare che anche questo è Sud, preparandomi ad una chiacchierata con taccuino con Giovannino come tutti lo chiamano.

Circondati da capoCupola Pavese (dal nome della sua effervescente testata verde ferrandinese) dalla vigile Margherita Agata e dalla suadente compagna del giornalista, Giulietta, tra fresche ricottine e generoso Primitivo, Russo non ha certo perso la verve giovanile delle scorribande romanesche con Fellini e Flaiano.

Ironia e ricordo si offrono alle mie sollecitazioni sui giornali e Mezzogiorno tra storia e attualità. Un monumento del giornalismo (ha vinto i principali premi e vanta anche uno Strega) che si presenta al mondo senza spocchia e senza gradi. Era un ragazzino quando porto’ un articolo all’usciere del Mondo pregandolo di consegnarlo al direttore Pannunzio, che avendo occhio e mestiere, lo pubblicò senza esitazione sulla prima pagina di quel giornale accanto a firme che erano già nella storia d’Italia.

Salernitano di nascita ma potentino d’adozione per Giovannino la Basilicata “resta la mia patria”.

Intellettuale meridionale che a tavola si bea di assaporare  i gusti della sua infanzia sfuggendo  alle amorevoli apprensioni di Giulietta per il diabete.

Lancio la prima palla sul Sud scomparso dalla grande stampa odierna e Giovanni che ha sempre scritto un libro o un reportage su quanto chiedi mi rievoca: “Negli anni Sessanta giornali come la Gazzetta del Mezzogiorno o il Mattino riuscivano a parlare alla nazione. Davano un quadro fedele. La politica clientelare che spesso li guidava era illuminata. E anche i comunisti con l’Unità erano molto attenti alle cronache meridionali”

Faccio il saputello, cito Alicata, e parte l’aneddoto: “Lo incontravo di notte vicino a casa mia a piazza Grazioli quando chiudeva il giornale, era sempre molto affettuso”. Inevitabile il commento sulle diversità del nuovo vicino di Russo che in quella piazza romana ha messo la sede di boccaccesche vicende. Torniamo a parlare di giornali. Le grandi inchieste a Napoli e Palermo “affidati a grandi inviati che narravano criminalità e scadevano sempre nel pittoresco”. Rifaccio il saputello e cito Gorresio che è stato serio a fare inchieste e Giovannino di rimando declina Todisco, Cavallari e Montanelli.

Il grande Indro quando venne a Maratea a scoprire la perla lucana fu duro con i residenti e Giovannino scese a riparare su mandato del direttore l’orgoglio ferito dei locali lettori del Corriere.

Ma Russo è stato frequentatore di celebri riviste e qui l’antica declinazione è “Nord-Sud di Compagna demoliva i conformisti. Gli studi di Galasso erano preziosi per i parlamentari”. La tesi è la stessa che Andrea Di Consoli (“Bravissimo Andrea-dice Giovannino- ma perché non mi chiama mai?”) ha scritto sul Riformista sulle nostre gazzette di provincia che ormai si rivolgono solo ad un pubblico locale senza mai far sistema. E Russo rievoca le sue inchieste sul Sud. Quelle del Corriere con Alfio Russo che formarono anche molto Piero Ottone che cambiarono la stampa italiana che oggi invece trascura le nuove questioni meridionali.

Provoco su Bocca odierno e Giovannino dice: “Grande giornalista ma tu sai certamente che ho scritto del suo pregiudizio lombrosiano. Quello che non sai che anche Norberto Bobbio non era libero da certi pregiudizi contro noi meridionali”. Per Russo oggi: “i vostri giornali locali sono indispensabili alla pubblica opinione”.

Condivide che “la questione meridionale non esiste più”. Lo dice con rammarico il giornalista  che proponeva turismo e agricoltura negli anni Sessanta e non si fidava dell’industria senza sviluppo polemizzando molto con Giacomo Mancini sulle pagine dell’Avanti quando era un giornale autorevole. Lo addolorano ancora quei braccianti e contadini che migrarono al Nord per fare gli operai e con forte ardore mi ricorda che “a Torino vivono centomila lucani di origine, un quinto rispetto all’attuale popolazione della regione”.

Mi rievoca l’inchiesta sul petrolio al Corsera: “Chiesi al presidente  dell’epoca Bubbico se si potevano ottenere royalties più alte. Mi disse che non era possibile, dall’Eni invece si guardarono bene dal rispondermi. Sono andato a Viggiano e comunque sviluppo non ne ho visto”.

La conversazione scivola via come nelle trattorie romane nei tempi della Dolce Vita. E gli appunti sul taccuino segnano che “Vendola è un dannunziano di sinistra”. “Gerardo Marotta ha sostenuto De Magistris in avversione a Bassolino” e che oggi “molti sono traviati dall’opportunismo”. Mi fa pensare molto questo giornalista assunto al Corriere da Missiroli con un colloquio che meriterebbe un racconto o una piccola sceneggiatura e che ancora oggi pone interrogativi attuali. Come quello del nostro Sud, del nostro Meridione incapace di accogliere i giovani che fanno le rivoluzioni in Medio Oriente.

Prima di lasciarci condividiamo il fatto che tre grandi lucani come Beniamino Placido, Orazio Gavioli e Leonardo Autera che hanno rivoluzionato le pagine di spettacolo della stampa tricolore meriterebbero autorevoli celebrazioni in Basilicata sotto il suo autorevole patrocinio che potrebbe favorire autorevoli contributi. Qualcuno ci aiuterà? Chissà? Per il momento hanno fatto morire il Premio Giagni a Ferrandina che Giovannino sosteneva con passione come ogni progetto che proviene da questo paese. Vuole battersi anche per Matera capitale europea delle cultura e a parer mio forse il sindaco Adduce potrebbe pensare ad una cittadinanza onoraria per chi continua a battersi per la sua terra.

Ci lasciamo con un arrivederci affettuoso e il sardonico giornalista che dialogava con Carlo Levi mi dice: “Sei contento di avermi fatto dire quello che volevi”?