MI sembra doveroso e giusto diffondere notizia, ai suoi numerosi seguaci e sostenitori ma anche ai giovani che non ebbero la fortuna di conoscerlo, che il canale di Rai Storia, martedì prossimo alle 21,40, manderà in onda nel programma “Italiani” “Giacomo Mancini, la passione del socialismo” realizzato con cura e spessore da Enrico Salvatori. Si potranno ammirare rari materiali di repertorio recuperate dalle Teche della Rai  che ripercorrono la vita dello statista calabrese per 10 legislature in Parlamento, segretario del Psi per due anni nei tumultuosi anni Settanta, più volte ministro e sindaco della sua città, la sempre amata Cosenza.

Il lavoro televisivo parte dalla data del 5 dicembre 1963, quando Mancini giura da ministro della Sanità nel primo governo di centrosinistra in Italia. Sarà subito protagonista imponendo alle lobby il vaccino Sabin per debellare la poliomielite, vicenda che dovrebbe richiamare qualche ricorso storico in epoca di No-vax. E il racconto prosegue attraverso le celebri tappe di un percorso che snoda la battaglia per la Salerno-Reggio Calabria, la legge Ponte in conseguenza della frana di Agrigento. Poi , l’ascesa alla guida del Psi avversata da poteri forti che misero in piedi la campagna denigratoria del giornale fascista “Candido” incrociata con la rivolta di Reggio Calabria che ne fa un diretto antagonista. Il corollario storico indica il futuro porto di Gioia Tauro e il mancato V centro siderurgico, la svolta del Midas a favore di uno sconosciuto ed emergente Bettino Craxi, il sostegno garantista alle eresie gauchiste e rivoluzionarie. Fino all’ultima stagione. Quella vibrante dei sindaci eletti dal popolo minata da un’infamante accusa di mafia vinta nei tribunali e con il sostegno di largo settori dell’opinione pubblica calabrese e nazionale.

Alle immagini inedite si affiancano le interviste a testimoni  qualificati:  Claudio Martelli, esponente socialista che ha conosciuto Mancini fin dagli anni 60; Giorgio Benvenuto, sindacalista ed esponente socialista, attuale presidente della Fondazione Bruno Buozzi e della Fondazione Pietro Nenni; Paolo Guzzanti,  giornalista e amico personale di Giacomo Mancini; Matteo Cosenza, giornalista e autore di un libro-intervista su Giacomo Mancini; Vezio De Lucia, urbanista attento alle tematiche di conservazione del territorio e da Mancini chiamato a collaborare con il governo.

A margine di questa nota d’informazione mi sia consentito un appello-denuncia. Da anni Giosi Mancini, si è impegnata con coraggio da leonessa, con fondi propri e nessun sostegno pubblico, a difendere la memoria dell’Aria Rossa, residenza estiva di Giacomo Mancini nel cuore del Savuto cosentino dove egli aveva le radici familiari paterne. In quelle stanze è passata la Storia che viene rievocata nel programma che vedremo martedì. Da tempo, Giosi è stata lasciata da sola, impossibilitata dai suoi impegni di lavoro e familiari a poter essere presente, contro un’infame aggressione determinata da incendi, frane e dalla turpe bramosia umana che sta spogliando la residenza di suppellettili, oggetti e persino maniglie delle porte. L’Aria Rossa di Giacomo Mancini sta diventando un’immemore rudere nonostante denuncia alle autorità competenti. Si cerchi di mettere fine a questo scempio. Che il programma “Giacomo Mancini, la passione del socialismo” serva anche a questo.