Sergio Ragone ha appena pubblicato, in formato digitale, “#Potenzavisibile” con un poetico navigatore che fa da sottotitolo “Dialoghi, racconti, visioni, connessioni tra un bicchiere di neve e un caffè come si deve”. L’iniziativa editoriale è della dinamica casa editrice “Universosud” del vulcanico Antonio Candela, laureato all’Università di Basilicata, che proprio nell’ateneo fu contrapposto all’autore da schiere diverse. Ora si ritrovano simbolicamente insieme e con ruoli ben definiti in un’operazione culturale che va segnalata alla battaglia delle idee giuste e necessarie del nostro tempo difficile.

Un premessa necessaria al lettore di questa breve nota. Nel libro sono coinvolto insieme ad altri 21 testimonial nella riuscita radiografia su temi molti significativi che a partire dal ruolo di Potenza ci permettono di capire trasformazioni sociali e urbanistiche di un capoluogo di una regione che bisogna scoprire e attentamente scandagliare come la Basilicata. Non si tratta di pubblicistica strapaesana, piuttosto di un tentativo di conoscere la potenza delle città, il difficile posizionamento del municipalismo positivo, il ruolo di Matera 2019, i temi del meridionalismo oggi molto in crisi, il senso del Tempo e dello Spazio all’epoca della globalizzazione. Al netto di una giusta dose di partigianeria considerato che l’autore mi attribuisce qualità e riconoscimento, i contenuti che  ho trovato nel libro e ho avuto il piacere di leggere mi spingono a continuare l’azione nel dibattito pubblico che “#Potenzavisibile” merita e deve ricevere.

L’autore ha colto l’attimo felice del Capodanno di Raiuno per mettere punto sulle sue radici, le sue passioni e le belle bandiere, le sue convinzioni adoperando il metodo giornalistico dell’intervista oggi troppo spesso vilipeso dal “mainstream” a chiacchiere al vento. Ragone fa parte della nuova schiera dell’intellettualità diffusa in rete, tra i primi blogger di Basilicata, con il fiuto per il nuovo che avanza nella comunicazione, politicamente corretto e saldamente ancorato nel riformismo del secolo passato che lo ha alimentato fin dalla prima adolescenza. Autore di significative azioni editoriali e civili, con una certa lucanità del passo indietro sta al passo dei tempi come sensore utile a un utile coinvolgimento nel proprio territorio.

Il libro è un instant book che prende a pretesto un evento topico della municipalità potentina e fa riflettere chi parla e chi legge. La scelta del presidente della regione Marcello Pittella di portare un evento televisivo molto riuscito in termine di audience e gradimento ha sicuramente segnato non solo la cronaca ma anche la storia e la narrazione della Basilicata. Alcune virulente polemiche di campanile che si registrarono alla vigilia della trasmissione si sono puntualmente ripetute all’uscita del libro, denotando quanto sia ancora necessaria la forza delle parole e della ragione che attraverso i saperi e le culture demarcano la linea del bene e del male. Significativo che la virulenza delle tastiere si sia manifestata da parte di chi non ha letto il libro e temo mai lo leggerà. Fattore tipico dell’epoca in cui viviamo in cui il diritto di tribuna privo di gerarchie di merito assembla pulsioni di tipo nazistoide (erano quelli che bruciavano i libri ma almeno Goering li faceva leggere per censurarli) unito ad un qualunquismo da pennacchio borbonico che trasforma a mio parere certe avvenute tragedie meridionali in farse paesane.

Il libro ha due indirizzi di narrazione, voce modaiola ma a quanto leggo molto avversata dai nuovi oscurantisti, che tendono da una parte alla bella prosa del consumo culturale (un magnifico pregio dell’autore) e dall’altra alla composizione di un coro di solisti che al netto dei già significativi contributi permettono di compiere una conoscenza del talento intellettuale che ci circonda e che spesso confondiamo a causa delle nostre ipertrofie e luoghi comuni in cui l’alienazione del quotidiano ci costringe.

Ragone è un flaneur postmoderno. Secondo la definizione di Baudeleire, un gentiluomo che vaga per le vie cittadine, provando emozioni nel guardare il paesaggio che lo circonda. Ragone è per sua stessa definizione un millenial. Sono la prima generazione veramente globale che ama il locale, fatta di talento digitale e collaborativo. Che nel libro spunti spesso Parigi non mi sembra casuale considerato che in quella metropoli nasce il flaneur. E tra i meriti di Ragone va segnalata l’iniziativa “Io vado a piedi” che attraverso Instagram e un blog dedicato in un viaggio di 100 giorni  sempre a Potenza aveva mostrato come uno storytelling iperlocale possa coinvolgere numerosi utenti partecipi per ritrovare il mondo grazie a un camminatore digitale.

Autore quindi attrezzato a muoversi tra i caffè, gli slarghi, le redazioni per incontrare i suoi compagni di narrazione. Storie urbane e di piccole comunità che avvengono tra le fossatiane nevi  e i caffè richiamati nel sottotitolo evocando atmosfere e situazionismo esistenziale. Citazionismo colto che arricchisce, playlist sonore che intersecano le attese e fanno da sfondo ai dialoghi che partono da Potenza per aprirsi alla bella avventura della vita a volte complessa ma spesso meravigliosa come un vecchio film di Frank Capra. Le fonti d’ispirazione che spaziano da Fellini a Garrincha e disciplinatamente indicizzate sono un bel glossario da tenere bene in conto.  Un monito all’autore, sia più generoso con se stesso. Nei suoi lavori troppo spesso si concentra con il coro, la stagione della vita ora gl’imporrebbe di narrare con ruolo da solista o scegliendo magari la terza persona.

Il libro è prefato da uno scritto di Francesca Barra che ben introduce al viaggio delle interviste che contengono molti spunti di discussione. A partire dallo straordinario passo del discorso tenuto da Zanardelli al teatro Stabile di Potenza e che fa da filo rosso alle intense chiose di Donato Verrastro, valente ricercatore storico e già compagno di Ragone con l’hashtag #Narrazioni. La “lucanità caparbia e creatrice” che tocca due momenti  così vicini e così lontani di due secoli. Utile il contributo di Ilaria D’Auria, esperta internazionale di progettazione sociale, tra coloro che avviarono l’impresa di Matera 2019 e che con le sue parole testimonia le difficoltà e le gobbe dei destini di Potenza e Matera offrendo elementi di comprensione mai dati alle cronache. Molti interventi sono del gruppo che vedono Matera 2019 connessa al vagone di traino della Basilicata e della nuova questione Meridionale e forse ci stava bene anche un bastian contrario tra coloro che guardano alla capitale europea chiusa in un suo preoccupante isolazionismo.

Nutrita la pattuglia dei giornalisti. Svetta su tutti, Eugenio Furia del Quotidiano della Basilicata e de La Stampa che, grazie al suo occhio altro e esterno (non manca di accennare alla presunta lobby calabrese situata nelle èlites lucane) riferisce della Basilicata “terra di eccellenze” tracciando l’elogio dei suoi silenzi e delle positive lentezze. Acuto un giornalista sportivo come Vito Lamorte con il bel proclama secondo il quale “i giovani vanno attesi”. Sul versante militante prendono parola il caporedattore del Roma, Salvatore Santoro, che illustra tare politiche e positività della Basilicata, mentre Massimo Brancati frulla da buon conoscitore le ombre dei potentini nel vedere il proprio luogo come un posto bastardo che non riconoscono la loro positività. Mescola giornalismo a buona antropologia anche Giulia Ubaldi che catalizza le sue descrizioni lucane su “Vanity Fair” con elementi conoscitivi ben lontani dallo stereotipo.

E poi la luce di Potenza vista da un fotografo di successo come Marco Tancredi che espone in tutto il mondo, Federica Giordano Galasso presidente  della Luiss Erasmus che parafrasa i mezzi pubblici del capoluogo lucano con quelli adoperati nel mondo tesa a dare il sistema valoriale condiviso che serve ad ogni narrazione efficace. . Nel cocktail una coppia particolare non priva di suggestioni enologiche e romantiche come quella di Daniel Romano, winelover e archeologo lucano , e la sua compagna Melanie Tarant proprietaria di un’antica azienda di champagne a Reims che ci fa  ben capire come agli occhi dell’ospite straniero Potenza può anche essere accogliente e indimenticabile. E’ esperto di vino e molto altro Rocco Catalano, già ideatore di un locale potentino molto riva gauche (il suo ex socio Peppone compare sullo sfondo di racconto) e che proclama il suo motivato impegno per la “reinassance” di Potenza e della Basilicata.

La compilation aggiunge note di potenza per molti cittadini interpellati. Luigi Catalani coordinatore regionale lucano di Wikimedia, a suo agio nell’ipertesto collettivo, Gennaro Favale presidente dei Portatori del Santo e curatore di genius loci (qui Ragone buca purtroppo l’aspetto degli ultrà a lui culturalmente distante). Il giovane poeta e giurista Fortunato Picerno ben svela tutto quello che sa ben raccontare avvitato al vecchio prezioso filmato “Intellettuali a Potenza” che si raccorda alla stagione di Vito Riviello e bella compagnia novecentesca.

Non mancano architetti con appendici inattese. Mimì Coviello ha il dono di essere una cantante barocca, Gaia Daldanise attenta alla rigenerazione e alla resilienza spiega perché i nostri paesi e le nostre città sono terre di “armoniosa contraddizione”. Con #Potenzavisibile capiamo perché la provincia odia Potenza, perché su certe rivalità di campanile bisognerebbe solo far ironia, perché  il potere municipale sia ancora l’orizzonte dove rifondare il Sud e l’Europa.

E poi troviamo i microcosmi del luogo ideale di un artista come Francesco Cosenza, le riflessioni alte di uno storico come Carmine Cassino partito da Lauria verso il mondo e che riesce a comprendere come la trincea della Basilicata sia avanzata per modellare altri mondi. Carmine, direttore di “Basilikos”, giurato del Lucania Film Festival, un epigono di Pessoa. E poi c’è Silvio Giordano che ha portato la Basilicata nel mondo come videoartista, potentino formatosi nell’arte di strada che mette in relazione Potenza e Milano nelle similitudine e che argomenta sulla paura che circonda il nostro vivere.

C’è molto cinema in queste pagine.  Perché la Basilicata è terra di cinema. Come cinefilo e filmcommissioner del Sud Italia tutto questo scalda il cuore.

#Potenzavisibile scrive di autorganizzazione di comunità, di architettura della vergogna, di nuovi modi di trasformare e pensare il mondo. Una città dipinta brutta e come quinta di foschi noir realmente accaduti ha ispirato questo lavoro. Un libro che resta. Al pari di “Il cemento del potere” pamphlet di Leonardo Sacco fatto sparire acquistando tutte le copie per non farlo circolare ai tempo di Colombo. Ora i libri non spariscono perché si ordinano da casa e vi arrivano nel computer. Leggere Ragone arricchisce la vecchia cassetta degli attrezzi e ci mobilita verso approdi

tutti da scoprire.

#Potenza visibile è acquistabile in versione e-book a 3,99

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