Una buona domenica a voi amici

anche se è una domenica di merda.

Era iniziata già male la scorsa notte. Con le iene fanatiche a far morte di cristiani e musulmani in un bar di Dacca. Ne abbiamo avuto maggior contrizione per lo strazio inferto a nostri connazionali che obbligano i cerimoniali quirinalizi a commemorare le nostre vittime e sostenere le loro famiglie. In loro assenza avremmo rubricato tutto alla normalità del male in una guerra perenne che si muove sullo scacchiere globale. Anche la sera dopo si era messa male con la scomparsa del grande regista Micheal Cimino. Un  genio sregolato e irregolare messo a stecchetto creativo dai trust di Hollywood. Nelle stesse ore è morto il premio Nobel, Elie Wiesel, testimone dell’Olocausto, ebreo sopravvissuto ai lager, testimone di Pace in questo letamaio di mondo. In Israele si ammazza una ragazzina tredicenne a pugnalate nel letto per il solo fatto di esser nata ebrea.

Erano circa 20, per niente giovani, e sono calcisticamente morti uscendo di scena dall’Europeo 2016 sul campo di Bordeaux ai quarti di finale. L’Italia di Conte dell’elmo di Scipio non si cinge la testa. Solo il lutto al braccio per i morti di Dacca. Si esce a testa alta ma battuti come i 300 di Pisacane che un 2 luglio di due secoli fa sbarcavano a Sapri per liberare il Sud trovandovi invece forconi e baionette.  Capolinea per il contismo tricolore. Niente riabilitazione nella sua Lecce. Nel Salento torneranno a contestare l’esultanza del gol fatto con la Juve contro i suoi concittadini e anche la promozione del Bari per suo genio da panchina. Che sia un dopo partita amaro si capisce dal giornalista che domanda al Ct che ha fatto sognare una Nazione con la nazionale: “Una partita che l’avevamo presa dai capelli”. Per il parrucchino d’Italia una beffa. Niente più arrampicate su panchine . Di strada ne abbiamo fatta tanta. Ma noi tifosi pensavamo di farne ancora grazie alla sindrome di Italia-Germania. Invece Conte con i suoi abatini jeeg robot ha trovato l’eccezione, che si speri, confermi una regola. Ovvero gli azzurri che battono i forti tedeschi. Travaglio Marco, gufo massimo intanto ride. Pronto a far pernacchie alle masse e a scrivere liste di proscrizione dei corrotti atleti.

Non più panzer, ma piuttosto spread. Non più teutonici ma multietnici. Anche se la tuta nera d’allenamento addosso a loro fa un brutto effetto. Campioni del mondo uber alles. Con la tifoseria organizzata con coreografia. Io avevo provato ad esorcizzare quella loro forza bruta da centrocampo stellare che dilata l’azione come un elastico infilzante con un vecchio aforisma dell’amato Paron Rocco: “Vinca il migliore” “Speriamo de no”. Hanno vinto loro. Per un centimetro in più. E in campo siamo stati alla pari. Magra consolazione. Nei tornei conta chi vince. Anche per Conte.

Lo avevo immaginato negli spogliatoi come il coach interpretato da Al Pacino che dice a Giaccherini e soci: “Non so cosa dirvi davvero.Tre minuti alla nostra più difficile sfida professionale.Tutto si decide oggi. Ora noi, o risorgiamo come squadra, o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, sino alla disfatta. Siamo all’inferno adesso, signori miei. Credetemi.
E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi oppure aprirci la strada lottando verso la luce.Possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta”.

Alle 21 di ieri sera. mentre il Carro della Bruna a Matera marciava come ogni 2 luglio con un orecchio fantozziano alla voce di Caressa, speravamo di scalare ancora una volta le pareti dell’Inferno. I volti fieri dei nostri Nazionali a vittoria avvenuta della contrada della Lupa a piazza del Campo di Siena. Venite avanti tedeschi. L’Italia operaia vi trafiggerà di ripartenza. Siamo sempre epigoni di Enrico Toti che vi buttò una stampella addosso pur di non arrendersi. Si combatte. Si osa. Il primo tempo si regge bene. Diamo botte e collezioniamo cartellini gialli. Sfioriamo il gol. Loro anche. Mi è mancato tanto il rude De Rossi.

Rientriamo corti di fiato e anche di gambe. Siamo carne da torello. Ci segnano. Con mio figlio soffriamo da matti in un bar di Ravello dove a pochi metri celebrano la musica classica in uno degli angoli più belli d’Italia. Le cameriere hanno il volto tricolore. Se passa Travaglio le sputa in fronte. Sui capovolgimento di fronte conquistiamo palla e vigore. I difensori più forti del mondo vanno a conquistare un rigore sulle braccia di Boateng. Bonucci scala le pareti dell’inferno. Pareggio. Un solo urlo da Trapani ad Aosta.  Il Ct avversario si squaglia nel suo maglione a v. Nelle facce dei crucchi si vede la sindrome Italia. I supplementari è questione di risiko. Conte non azzecca i cambi. Sta per scattare la lotteria dei rigori. Da villa Rufolo escono musicisti in frac e pubblico pagante che si mescola a far audience a ben altro spettacolo. Il cuore mi batte come un tamburo.

Italia-Germania è un’Epifania. Soprattutto sei hai iniziato da ItaliaGermania4a3.” La partida del siglu” sta scritto nella targa posta all’Atzeca di Città del Messico. Giocata ad aria rarefatta. Pessima tecnicamente secondo Giuan Brera. Ma chi se ne frega se l’epica è ancor cosi potente come un’Iliade. Ha dato titoli a spettacoli teatrali e punti di riferimento generazionali. Io so che avevo 8 anni e tante tv accese nel cuore delle notte non si erano mai viste prima di allora. E poi le strade di Itaca, come quelle di tutta la nazione, si riempirono di folla come non era mai accaduto prima. I sogni invasero le vie e le piazze.  Amiamo tanto quella partita, perchè forse, custodisce ancora, la nostra vera meglio gioventù.

Da fanciullo di Mexico70 a giovanotto di Spagna82. Italia-Germania è finale in surplace. Abbiamo mandato al tappeto il Brasile stellare di Falcao e l’Argentina di Maradona. Ma palpita il cuore lo stesso quella magica notte.. Il ciclo vittorioso di scaramanzia vissuto a casa di Alessandro mio compagno di classe dalla prima elementare alla Terzo liceo. L’incontro con mia madre per strada uscita di casa con una bandiera addosso e un campanello  di cucina in ceramica. Un anziano con la moglie che saluta la sfilata dal balcone alzando un bicchiere di vino. I transex per la prima volta in mezzo alla folla. Noi in un Taunus immortalati in una foto come un film di Salvatores. Gli ultimi a tornare a casa. Come sempre. Campioni del mondo. Campioni del mondo. Campioni del mondo.

Nel 2006 per Italia-Germania ai mondiali tedeschi di anni ne ho 44. Sono diventato direttore di giornale. Mescolo redazione sportiva con quella di Macondo e cronaca a far grandi pagine. E belle prime che rispondono alle solite smargiassate dei giornali tedeschi. Intervistiamo lo scrittore di successo Carmine Abate che rievoca i ricordi del ’70 vissuti da figlio d’emigrato in Germania. In campo è il solito verdetto a nostro favore. Indimenticabili gli abbracci e le feste in redazione. Avevo già perso l’antica amicizia sodale di Chidicar che vide dal vivo quella partita a mia insaputa. Oggi quando m’insulta, io più che alle offese, penso a quell’Italia-Germania.

E’ storia recente quella di Mario Balotelli a torso nudo nella posa bronzea della vittoria. In nome della Grecia umiliamo la Merkel e i suoi maledetti compiti a casa. L’Europa era già messa male. Il calcio come compensazione del nostro triste patire quotidiano.

Nella sera che è morto Michael Cimino e ti giochi la semifinale con la Germania ai rigori in testa non puoi che avere le scene della roulette russa de “Il cacciatore”. Italia-Germania2016 non è stata la partita del XXI secolo. Tutte le emozioni più forti concentrate nei pochi minuti dei rigori ad oltranza. Buffon che para e sembra animare il solito copione. Immagini sfilate e caroselli e quelli che sui social pontificheranno sul fatto che si festeggia mentre sono morti ammazzati degli italiani.  InvecePellè vuol fare Totti senza averne la stoffa e a troppi viene la tremarella durante la rincorsa. Se è successo  a Messi può accadere anche a Zaza.

Le lacrime amare del capitano Buffon sono quelle delll’Italia intera. O quasi. Ubriachi di dolore nel vino tedesco annacquato di Bordeaux. Sconfitti dal rigore dei Merkel tedeschi prepariamo le valige per tornare a casa. La Germania ha sfatato il suo tabù. Io, con parole e ricordi, ho tentato di esorcizzare il dolore della sconfitta. Che invece resta e fa molto male. Aggravata dal sorriso di Travaglio.

Una buona domenica a tutti voi.