Buona domenica amici. Pallottole crudeli assediano l’agire e il vivere mentre i palloni che rotolano sul campo ci consegnano una beata sospensione. Ieri in Belgio arresti di presunti terroristi islamici pronti a colpire durante le ore del mach della nazionale. Le gerarchie mediatiche dei siti globali variano sull’incedere delle stragi e delle partite.  Contano latitudini e appartenenze. Emozioni e passioni. Qualcosa di simile alle corse dei cavalli per quel vecchio porco di Bukowski che non è un centravanti della Polonia.

Sabato scorso al Pulse di Orlando, città disneyana e godereccia, diverse persone ballavano con ritmo frenetico secondo le consuetudini dei club gay dove la vita è spesso un sabba fatto di gioia e sorrisi. Corpi vivi tesi alla ricerca del tempo felice. Non sapevano di essere nel mirino del Fato criminale. Stanley il farmacista aveva messo da parte ricette e supposte. Era andato al Pulse postando un video in  cui cantava con i suoi amici in macchina. Peter aveva 22 e faceva il corriere. Nelle sere di festa metteva il papillon colorato sopra le bretelle. Kimberly era il buttafuori. Aveva lasciato le isole Hawaii per aiutare la mamma e la nonna. Juan al Pulse era andato con il suo ragazzo. Da giovane al liceo aveva vinto l’”Anna Frank umanitaria award” per aver rafforzato i rapporti tra comunità etero e Lgbt. Edward dal Pulse aveva inviato un sms al suo capo per raggiungerlo al locale. Era il brand manager di una compagnia che organizza viaggi e crociere per gli omosessuali. Dormono sulla collina i ragazzi e le ragazze uccisi al Pulse dall’odio fanatico. La Spoon river dei Lgbt. Una strage che ha registrato meno attenzione social rispetto ad altre tragedie collettive del nostro tempo. Le lacrime arcobaleno non sono per tutti.

Il presidente Obama convive con le stragi provocate da armi da fuoco. Dopo quella di Orlando ha pronunciato un discorso molto significativo affermando: “”Il mio rifiuto di usare l’etichetta ‘islamismo radicale’ non c’entra niente con il politicamente corretto. So da prima di diventare presidente che da parte dei terroristi c’è un tentativo di manipolare una grande religione come l’Islam per spacciarsi per i veri leader di milioni di persone e far scoppiare una guerra di religione fra Islam e Occidente. Se noi cadiamo nella trappola di fare di ogni erba un fascio e di fare la guerra a un’intera religione, facciamo il gioco dei terroristi. Quelli che hanno sparato a Orlando e a San Bernardino sono tutti cittadini americani. Dobbiamo perseguitare tutti gli americani musulmani? Questo alimenterebbe l’idea che gli americani odiano gli islamici. Farebbe sentire i musulmani americani come se il governo li stesse tradendo. Abbiamo attraversato momenti in cui abbiamo agito spinti dalla paura, per poi pentircene. Questo è un paese fondato sulle libertà fondamentali, tra cui la libertà di religione. Se noi abbandoniamo quei valori, aiuteremo la radicalizzazione. I terroristi avrebbero vinto. Non possiamo permettere che questo accada. Io non lo permetterò”.

Tra pochi mesi negli Usa si vota per scegliere la persona più potente al mondo. Un signore che si tinge i capelli, politicamente scorretto per la gioia del Foglio, difende la lobby delle armi con consenso di molti cittadini che sostengono l’immaginario da Far west del candidato repubblicano. Alla moglie di un ex presidente suonatore di sax il compito di arginare tanto ardire. Dopo il primo nero alla Casa Bianca confidiamo nella prima donna come inquilino. Da first lady a presidente. “House of cards” aveva anticipato molti temi.

Negli stadi Usa dove si gioca la Coppa America del centenario dopo la strage di Orlando la bandiera nazionale è stata issata a mezz’asta in segno di lutto. Non c’è panico negli stadi della manifestazione. Sonnambuli e calciofili europei rincorrono orari insoliti per seguire in diretta un torneo divertente e a tratti spettacolare. Migliaia di tifosi sudamericani, allegri e colorati,hanno pacificamente invaso la terra dei gringos. Anche gli Usa hanno  discreti giocatori di soccer. Brasile e Uruguay sono state eliminate. L’albiceleste argentina è una squadra di fenomeni. La notte immagino la narrazione di Buffa per la squadra che vinse il centenario. Spero che la melodia non si trasformi in tragedia  tanghera raccontando un’indimenticabile sconfitta.

A Magnanville,  sobborgo parigino,  lunedì, a poche ore dalla strage di Orlando, il commissario Jean Baptiste Salvaing,  vice comandante della polizia giudiziaria di Les Muraux, rientrando a casa non sappiamo se pensasse alla partita dei bleus contro l’Albania o alle sue indagini da Maigret di periferia. Sull’uscio nove coltellate a tradimento. Il Fato criminale s’impossessa delle chiavi entra in casa e sgozza la moglie Jessica Schneider, 36 anni , anch’essa poliziotta, davanti al figlio di 3 anni.  Il bambino preso in ostaggio è stato salvato dal blitz delle forze di sicurezza.  L’infante dichiarato pupillo di Francia, è stato ricoverato in un ospedale pediatrico di Parigi. Il caso e la sorte hanno voluto che una decina di casseurs che infiammano le piazze francesi in questi giorni abbiano assaltato l’edificio rompendo vetrate e tracciando una scritta. I maldestri avevano scambiato il nosocomio per una banca. Speculazione mediatica e politica francese pronti a far insalata tra radicalismo islamico e protesta sociale usando il pupillo di Francia che avrà ben altri fantasmi da scacciare dalla sua testa.

Il presidente Hollande non manca una partita dei blues. Confida in una vittoria della Francia multietnica per prendere respiro. Un poliziotto alla commemorazione dei colleghi uccisi non gli ha stretto la mano davanti alle telecamere. Hollande appare spesso come una caricatura La spazzatura per le strade, gli scioperi selvaggi, i black block che devastano le città. Il leader della gauche istituzionale attaccato da destra e da sinistra. Gli agitatori nostrani non si capacitano delle differenti reazioni oltralpe al Jobs act. Nessuno mi pare ragioni sulla consistente opposizione grillina poca adusa alle battaglie sociali e laburiste. L’onestà e la trasparenza sono requisiti del prepolitico.

Agli europei la forza fisica e distruttrice degli uligani di varie nazioni non è stata preventivata. Botti croati in campo. I russi le hanno suonate agli inglesi. I marsigliesi hanno fatto la loro. I pub e i bar tramutati in campi di battaglia. I piani di sicurezza francesi sembrano tanti castelli della Loira in aria come quelli di una favola.

Jo Cox, deputata laburista, convinta sostenitrice europeista nella  prossima scelta referendaria  inglese e rappresentante istituzionale che si adopera per l’accoglienza dei migranti, giovedì scorso, stava incontrando i suoi elettori vicino Leeds quando il Fato assassino ha reciso la sua bella e giovane vita. “Ora è il tempo di lottare contro l’odio che l’ha uccisa” ha scritto il marito della parlamentare inglese laburista uccisa Nel suo profilo twitter resta il messaggio di Jo : “L’immigrazione è una preoccupazione legittima ma non è una buona ragione per lasciare l’Europa”. Sospesa per lutto la campagna referendaria che tiene in panico mercati e idee non più condivise nel vecchio continente. In Gran Bretagna e nella verde Irlanda, tranne gli scozzesi, molti pensano al passaggio di turno degli europei di calcio. Sull’Europa unita il pensiero non è unico. Dalle urne un responso che ci riguarda.   

Negli anni Ottanta a Cosenza per le vacanze di Pasqua un giovane gay emigrato a Londra pensò bene d’invitare il suo boy friend in città. Andarono nella discoteca locale il sabato sera e fu spontaneo scambiarsi un bacio secondo le loro consuetudini. Non immaginavano di provocare una reazione inconsulta del proprietario, un corpulento signore di gessato vestito, che urlò in dialetto  ai malcapitati: “Le vostre porcherie andate a farle altrove”.

Il padre di Omar Mateen, l’americano di origini pakistane, autore della strage di Orlando, sostiene che la furia omicida del figlio  sia stata causata dall’aver visto due gay baciarsi. Omar frequentava il Pulse e chat gay. In quel Fato assassino le pulsioni distruttrici sono tante e bene farà la criminologia ad analizzarne. Loris Abballa. Il killer francese  dei poliziotti sera stato condannato per appartenenza a gruppi jidaiisti ed è sfuggito a qualsiasi controllo preventivo. Si è premurato di offrire le sue gesta ai social in diretta come quando pubblicizzava cibi d’asporto. Thomas Mair,  britannico assassino di Jo Cox, è un cinquantenne fanatico sostenitore di gruppi neonazisti e di estremisti che vogliono una Gran Bretagna isolazionista. La banalità del Male si mimetizza nella società di massa.

Eravamo infatuati dalla pazzia, un tempo. Erasmo ne tesse l’elogio, la Beat generation ne trasse ispirazione, Basaglia ne liberò le catene. Oggi il pazzo è pedina globale in campo di seminatori di odio strutturato che attraverso le nuove tecniche di comunicazione di massa stravolgono i principi della biopolitica. In ogni angolo del pianeta, cervelli ossessi e frustrati, sono pronti ad alimentare macchine di guerra ineffabili e perfette. Il tutto è diabolicamente inquietante.

A fronte di tanto odio, coltivato da tanto pensiero condiviso,  in molti ci si consola ammirando un pallone rotolare inseguito da 22 uomini in mutande. Spettacolo da tempo ammirato anche per sfoggio di muscoli, capigliature e virili tatuaggi. L’italica passione  dei nostri tifosi negli stadi francesi non si conforma alla maglia azzurra come accade con altri colori per i minion svedesi, ultra turchi,  simpatici albanesi e via declinando. I nostri indossano maglie di club, travestimenti da gondolieri veneziani e centurioni romani. Ora il Ct Conte chiede divisa unica ai tifosi per le prossime partite. Marco Travaglio, invece, fedele al suo ruolo di bastian contrario, tifa per tutte le avversarie dell’Italia e schifa il contismo. Con la Svezia per lui è andata male. Spero per lui nello stesso risultato anche per tutto il torneo della nostra Nazionale.

Una buona domenica a tutti voi.