Buona domenica. Una domenica elettorale. Amministrative caratterizzate dal rinnovo di grandi municipi. Ma anche di tante città. L’invito al voto è d’uopo. Anche al voto consapevole che è spesso una bella utopia. E per stare al tema vi propongo una vecchia canzone di Giorgio Gaber. (https://www.youtube.com/watch?v=g5Y_P6JidRA

Per questione tattica e strategica di Matteo Renzi, il voto amministrativo si confronta con quello referendario del prossimo autunno sulle riforme istituzionali attese da decenni e mai arrivate per insuccessi di Bicamerali e bicameraline varie.

Nel giorno dell’anniversario dei settant’anni della Repubblica ha tenuto e tiene banco l’endorsment per il Sì espresso da Roberto Benigni in un’intervista ad Ezio Mauro per Repubblica. Che un comico catalizzi il dibattito istituzionale non crea meraviglia nel Paese che ha visto modificare i suoi assetti politici grazie alla scesa in campo di un attore come Beppe Grillo dando certezza alla teoria di Guy Debord autore de “La società dello spettacolo”.

Benigni è il santo votato alla causa. Cresciuto artisticamente ed esistenzialmente in una Casa del Popolo, ha preso in braccio Enrico Berlinguer al massimo della sua battaglia politica consegnandogli un’aurea umana e popolare. Oltre ad aver vinto l’Oscar con un film leggero sull’Olocausto, Benigni è anche una sorta di santo laico della Costituzione avendola messa in scena in televisione su Raiuno spiegandone tempi e principi ideali con parole semplici la sera del 17 dicembre del 2012 ottenendo l’ascolto partecipato di circa 13 milioni d’italiani che ne hanno decretato un momento significativo di storia patria. Il programma è andato in replica nella serata dell’intervista a Repubblica registrando il significativo ascolto di circa 4 milioni di italiani.

L’adesione di Benigni al Sì ha scatenato reazioni irate e velenose sui social da parte da quei seguaci del No già partiti in crociata contro i barbari alle porte e il golpe autoritario. Il piffero della Costituzione per loro è diventato guitto da schernire e saltimbanco, diventato ora incapace di affrontare questioni serie come la Riforma e la Costituzione. Mi ha fatto impressione sentire Dario Fo, aedo Nobel dei pentastellati, apostrofare l’ex discepolo dandogli sofisticamente del venduto. Se si esprime per il Sì qualcosa avrà dal governo. Temo che una punta di veterostalinismo  cronica alligni stabile in una parte della sinistra.

Molti hanno accusato Benigni di essere ondivago sul referendum. Il 28 gennaio uscendo da Palazzo Chigi dove Renzi aveva illustrato ai registi premi Oscar il nuovo decreto sul cinema, Benigni annunciava un laconico “Voto sì”. Un mese fa, a Pisa, in occasione di un seminario universitario su Beckett con la moglie, i giornali avversari di Renzi, Fatto quotidiano in testa, tiravano per la giacca Benigni, titolando “Voterò no al referendum”.

La dichiarazione era di tono ben diverso come si può leggere dal testo della cronaca dello stesso Fatto quotidiano (http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/03/referendum-riforme-benigni-sarei-orientato-a-votare-no-per-proteggere-la-nostra-costituzione/2693767/)  Benigni con tempo condizionale dice “Sarei orientato a votare No per difendere la Costituzione” e poi chiosa ““La Costituzione è certamente perfettibile – ha spiegato- ma preferirei un dibattito ampio e pacato sui contenuti, piuttosto che il referendum su Renzi. E’ giusto parlare di superamento del bicameralismo e su alcune questioni sarei anche d’accordo nel votare sì, ma quello che mi preoccupa è la personalizzazione del quesito referendario. Comunque non ho ancora un’opinione definitiva e mi informerò attentamente, perché mi preme soprattutto difendere la Costituzione”.

Nel testo la verità. Ovvero “Non ho un’opinione definitiva e mi informerò attentamente”. A me quella di Benigni sembra una sana posizione con dubbio da coscienzioso cittadino,. Un punto di vista condiviso da molti italiani che tengono in asse il giusto peso dei Costituenti in un testo che non è la Bibbia, scritto con il peso del fascismo nel recente ieri dopo il 25 aprile 1945. E con questioni da riformare con urgenza che non possono più attendere.

La posizione espressa da Benigni ad Ezio Mauro mi trova molto coincidente nel passaggio:

Ma lei cosa voterà al referendum? Mi è sembrato indeciso, prima ha detto sì, poi no. Dunque?

“Ho dato una risposta frettolosa, dicendo che se c’è da difendere la Costituzione, col cuore mi viene da scegliere il “no”. Ma con la mente scelgo il “sì”. E anche se capisco profondamente e rispetto le ragioni di coloro che scelgono il “no”, voterò “sì””.

Perché?

“Sono trent’anni che sento parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto: niente. Di creare un Senato delle Regioni: niente. Di avere un solo voto di fiducia al governo: niente. Pasticciata? Vero. Scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione? Sottoscrivo. Ma questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni. Sono meglio del nulla. E io tra i due scenari del giorno dopo, preferisco quello in cui ha vinto il “sì”, con l’altro scenario si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile”.

Anche un filosofo come Massimo Cacciari in un’intervista a Repubblica ha argomentato concetti simili. Voterà sì, per poter sbloccare le istituzioni italiane. Si può essere critici sull’impianto  e assumersi una responsabilità sul funzionamento della settantenne e paralizzata Repubblica. Anche Cacciari comprende la ragioni del No e afferma:

“Capisco molte delle ragioni del fronte del “no”, non il tono e l’impianto generale. Dopo aver detto tutto quel che penso della riforma, considero che realizza per vie traverse e balzane alcuni cambiamenti che volevamo da anni”.

Mi pare di capire che ci siano molte buone ragioni per votare Sì. L’Italia deve uscire dalla morta gora paludosa che poco affronta e nulla risolve. Pur comprendendo l’agitarsi civico e militante del fronte del No. Uno schieramento che cerca lo scontro per sconfiggere la politica di Renzi e che vede in chi vota sì il peggiore nemico da demonizzare. Il fatto che l’ex cavaliere piduista Berlusconi sostenga il no qualche riflessione dovrebbe consegnarla. Apprezzo che la presidente della Camera, Laura Bordini proponga un confronto sul merito della riforma. Temo però non sarà molto ascoltata.

Intanto oggi si vota. Roma campo centrale e test nazionale come Milano. Si parla poco di Mafia capitale. Figurarsi degli altri scandali che costellano la penisola. Rimozioni di comodo. I pentastellati alle prove di maturità. Possono vincere e dimostrare le loro capacità di governo metropolitane. Roberto Giachetti è un buon candidato per il Pd che ha fatto una bella campagna elettorale. Un vecchio discepolo di Marco Pannella al Campidoglio non sarebbe male. E’ già accaduto con Rutelli e fu una buona stagione.

Tra Milano e Roma il risultato decide il futuro della destra italiana. Il partitismo è in crisi ovunque. La risposta del civismo municipale è da tenere in grande considerazione. Importante per il Sud anche il voto di Napoli. De Magistris mantiene un rapporto forte con il suo elettorato. Un’inchiesta del Corriere del Mezzogiorno mette in pagina foto e nomi di numerosi autorevoli cittadini che non andranno alle urne napoletane. Molti sono intellettuali. Dato molto preoccupante. Editoriale di ieri della testata: “Cultura, candidati in silenzio. Nessuna proposta”. Fa eco l’intervento sul Corriere della Sera di Emanuela Emanuele: “Il rilancio della cultura che manca nei programmi a Roma e in Italia”. Test significativo anche a Torino. Luogo emblematico per l’industria culturale italiana.

Per spirito civico affronto un complicato viaggio di oltre dieci ore per andare a votare nella mia Cosenza. Mi aspetta il solito corpo a corpo con la scheda per scegliere il miglior candidato della divisa sinistra (tre candidati) che deve fronteggiare la rielezione dell’uscente Occhiuto. Si tratta di  primarie ritardate che speriamo non abbiano conseguenze decisive a favore dell’indipendente berlusconiano. Chi vincerà il test mi auguro sappia ricomporre con serietà il corpo elettorale della sinistra cosentina al secondo turno  non facendomi pentire del consenso dato. Per quel poco che vale il mio appello torno a invitare a votare e che sia un voto consapevole. I candidati meritevoli del vostro consenso non mancano.

Una buona domenica a voi tutti.