Faraca. Pino Faraca. Musacco per parte di madre, mi par di ricordare. Quartiere Giostra vecchia nella città vecchia di Cosenza. Era nato a cresciuto da quelle parti il miglior ciclista di Calabria del secolo breve. In una famiglia di ciclisti con i piedi attaccati ai pedali e il culo sul sellino.

Scalatore e passista di gran talento quel ragazzo per bene e pulito che sfrecciava a razzo sulla discesa scoscesa delle grotte di San Francesco, schizzava per l’omonima piazzetta per poi andare incontro al cielo aperto salendo per la Motta.

Proletariato urbano i Faraca. Gente tosta. Famiglia seria. Cuore, temperamento e uniti come da un cemento

Pino e i suoi sette fratelli. Cinque maschi tutti cicliste e due sorelle a sostenerli.  Papà Francesco, trasportatore di mestiere, giovanotto dei tempi di Coppi, corridore dilettante in una terra dove la bicicletta non è un mezzo di massa.

Pino, ieri , in una sera di maggio, il mese del Giro d’Italia, ha perso la corsa con la vita. Un tumore alla testa affrontato con coraggio e determinazione ha spento un campione dotato di bella e umana sensibilità. Parlava bene l’italiano Pino. Non era la macchietta da corridore del varietà che dice sempre le stesse frasi. Ha sempre ispirato belle pagine di giornalismo sportivo con i cronisti di buona penna. Era anche un pittore di buon talento Pino. E nel dolore di questa dipartita, chiedo ispirazione al talento del Mura, massimo aedo delle due ruote su strada, per onorare l’illustre mio concittadino che ho avuto il piacere d’incontrare sin da bambino vivendo nel suo stesso quartiere.

Anni di colazione a pane e zucchero e sassate di monelli. Ma i 5 ragazzi Faraca sempre sulla bicicletta. Con quel papà e il suo amico Le Donne a tenere alto il blasone della “Fausto Coppi”. Un papà sostenitore e allenatore di figlioli allevati a pane e cerchioni. Ricordi e pedale. Papà Francesco amico di Moser.

Pino ha la buona lena. Passista e scalatore. Dilettante di talento. Sacrifici ed emigrazione. Un calabrese non ha il Vigorelli sotto casa. Di vittoria in vittoria. Oltre cento sotto i traguardi di mezz’Italia. Sulla Bologna-Raticosa, salita spezzaschiena, lasciò il segno del record per anni. Su quei tornanti hanno dimostrato  valore corridori come Bartali e Baronchelli.Tra gli addetti ai lavori tutti concordi: Pino Faraca è ciclista di rango. Il ragazzo di Calabria che corre e incorpora paesaggi e colori. Cuore d’artista il ragazzo. “Pittore ti voglio parlare” nei ricordi di scuola. Tempere e biciclette. Muscoli e pensiero. Un futurismo démodé plasma l’appassionato di Picasso..

Nel 1981 guardando il Giro  a Cosenza e la Calabria trovammo un campione. Che gran soddisfazione Pino Faraca. Pinuzzu nuastru ara televisione. Maglia bianca. Il miglior giovane della corsa. Che Giro quello di Pino. Con Saronni in Rosa e lui da gregario scalatore a diventare campione. Da Recanati al Terminillo sono corse da canzone alla Paolo Conte. All’Arena di Verona, noi cosentini cantiamo l’Aida per Pino maglia bianca. Insieme ad Argentin sono le rivelazioni della corsa. Pino già si vede al Tour de France.

Cosenza sogna. Papà Francesco è felice come un bambino. Faraca è forte. Fa-ra-ca da San Vito allo Spirito Santo. Per i mondiali di ciclismo, il commissario nazionale Martini pensa seriamente di portare Faraca a Praga.

Ma gli dei sono invidiosi del successo e delle gioie degli uomini. Per un calabrese magari l’invidia del supremo diventa addirittura Fato beffardo.

Al giro dell’Abruzzo, al rifornimento del Gavi, una caduta terribile e rovinosa. Una settimana di coma. Quando si sveglia Pino riconosce mamma Faraca giunta a quel capezzale da Cosenza.

Niente nazionale ma salva la vita. Non ne parlava volentieri di quell’agguato del destino. Tornerà in sella. Ma la maglia bianca  diventa nera. Il momento magico è finito. A Pino è negato essere ancora campione.

Troveremo un artista e un venditore di biciclette. Bella persona. Valido pittore. Da giornalista quando andai a vedere una sua esposizione al Rendano rimasi impressionato. Una tela sulla violenza negli stadi è da quel giorno nella mia testa per composizione e colore. Ho sempre desiderato averla su una parete di casa mia. Il futurismo dei suoi ciclisti possente.

Un gran cosentino Pino Faraca. Nel quartiere popolare della Giostra vecchia, antica strada di nobili e servi, abbiamo allevato un grande atleta con la sensibilità dell’artista.

Non mi sembra casuale che il suo atelier di pittore l’avesse aperto al centro storico. Compravano i suoi quadri Adriano De Zan e intenditori di arte.

Perse l’amato padre-allenatore per un tumore. Con i fratelli si dedicò con passione al memoriale ricordo. Padre e marito, le Parche hanno reciso il filo della vita di Pino Faraca troppo presto. Raccontava spesso della prima bicicletta rubata alla Giostra vecchia. Vorrei l’abbia trovata in paradiso con la tavolozza dei suoi colori  E per salutarti, mio concittadino illustre, rubo le parole del poeta che dicono “delle squarciate nuvole, si svolge il sol cadente,e dietro il monte, imporpora il trepido occidente”.

Alle tue vittorie, ai tuoi sogni, ai tuoi quadri. A te, Pino Faraca ciclista e pittore. Ti sia lieve la terra di Colle Mussano.