Buona domenica, buon Primo maggio amici cari

E’ il giorno dei lavoratori. La festa di chi prese in mano il proprio destino nel secolo scorso. Nell’insolito freddo di stagione la moviola dei pensieri avvolge il Blob memoriale che accompagna il mio vissuto.

La cronaca della prima volta ad Itaca della Festa con Pietro Mancini che parla agli operai della Massa e agli artigiani e poi il pranzo all’aperto a Pianete di Rovito per quella piccola moltitudine che in quel giorno di maggio aveva disertato l’impiego per valorizzare la propria ragione. Mio padre il primo maggio mi portava al cimitero per deporre dei garofani rossi sulle tombe di Pietro Mancini, suo professore di filosofia e primo deputato socialista di Calabria e Basilicata, e di Paolo Cappello muratore ucciso dai fascisti. Le immagini di Portella della Ginestra tratte da “Salvatore Giuliano” di Francesco Rosi sempre adoperate per documentare la prima strage di Stato, la prima di un lungo rosario di eccidi rimasti impuniti.

Il Primo maggio del 1977 al quartiere San Vito di Cos Angeles. Un prete di base, i compagni del Movimento, la sveglia al quartiere con le tute bianche, gli attori di strada, i girotondi delle femministe. Festa vera, la giovinezza che si anima di passioni. Assalteremo il cielo si diceva. Era mite e solare quella primavera.

Ricordi che hanno spesso riempito le pagine dei giornali che ho costruito. E al giornale, un Primo maggio, giorno di fermo delle rotative, andammo tutti insieme, giornalisti, poligrafici, fattorini con le famiglie e i figli tutti piccoli, a far festa collettiva sui prati della Sila. Una comunità oggi dispersa nei ricordi. Con i figli diventati adolescenti. E i giornali diminuiti nell’azione, azzoppati dalla mutazione digitale e dallo scarso coraggio dei padrini e padroni dei mezzi di comunicazione.

C’era anche Antonio, compagno stimato del quartiere di San Vito, a far festa il Primo maggio del 1977. Me ne ricordai, quando da contabile fidato del padrone, diede suggerimenti accorti per mettere in Cassa integrazione la redazione e licenziare chi dava ingombro. Non ebbe coraggio a darmi una spiegazione. Ho provato per lui pena, per me malinconia e un senso di schifo generale. Così oggi va il mondo.

Oggi a Roma sui tavoli del desco ci saranno le fave e il pecorino, nei centri sociali capitolini si rinnoverà la festa del non lavoro con musica combattente. I concerti militanti nazionali sono diventati due. Quello, ormai spompato dei sindacati a San Giovanni, e quello antagonista ecologista a Taranto sempre più partecipato.

Leggo le tabelle del sondaggio Demos sul lavoro (http://www.repubblica.it/economia/2016/05/01/news/lavoro_e_ripresa_il_70_non_ci_crede_e_senza_posto_fisso_il_futuro_e_un_rebus-138824537/?ref=HREA-1) commentate da Ilvo Diamanti. Aumenta il precariato, si spera nel posto fisso che non c’è, tutti sperano in un altrove indicando ai giovani le vie della nuova emigrazione. Il job act ha convinto pochi . Il Primo maggio, a quanto pare, resta un valore.

Sono tornate ad aumentare le morti sul lavoro nel 2015. Nel primo trimestre sono diminuite. Osservo che dietro i numeri ci sono persone e che il programma minimo dovrebbe essere zero. Già la morte è insopportabile. Quella a causa del lavoro per mancanza di sicurezza inconcepibile.

Il premier Renzi è in giro per il Sud a firmare patti con i territori. Pur se mosso dalla tattica, la questione non va banalizzata. Sono impegni di spesa e di politiche necessarie. Gli scoraggiatori militanti non mi sembrano aver molte ragioni. Sul fronte dei beni culturali mi sembra ci sia un buon fervore. Cultura e turismo sono asset decisivi per il Meridione e l’Italia.

Ha finalmente aperto il Museo dei Bronzi a Reggio Calabria. Due lustri di attesa e gli affari dell ’ndrine hanno rallentato i pubblici lavori. Molti meriti dell’apertura vanno invece al nuovo direttore della struttura, il quarantenne catanzarese , Carmelo Malacrino, scelto con i buoni nuovi criteri promossi dal ministro Franceschini.

Renzi in Calabria non poteva bucare la metafora calcistica del Crotone promosso in A. Una bella favola che ha emozionato molti sportivi, me compreso, per la simpatia che le piccole squadre suscitano (vedi Leicester in Inghilterra). La memoria di Rino Gaetano ha incrociato la storica impresa in quel di Modena, luogo di emigrazione crotonese radicata, comprese poche mele marce che recentemente hanno influito sullo scioglimento del consiglio comunale del paese di Peppone e don Camillo. Prima volta in Emilia Romagna.

Sul blasone della serie A a Crotone pesa un pressing della Dda calabrese che a febbraio ha cercato di sequestrare i soldi dei Vrenna, i due fratelli patron della squadra di calcio. Il tribunale si è opposto dichiarando vittime di ’ndrina coloro che la Dda  ritieni “collusi”. Si deciderà in un prossimo giudizio d’Appello. Ieri, il sito olandese del “Voetbal international” ha comunque titolato “‘Maffia-club’ Crotone stelt debuut in Serie A veilig” .

I Vrenna, comunque, hanno dimostrato di saper gestire un vincente modello calcistico. Io, invece, getto alle ortiche il paradigma economico che ho sempre associato ai successi pallonari. Buoni indicatori generano titoli. Crotone ha tabelle negative da collasso, in autunno dovrebbe chiudere l’unico aeroporto. Evidentemente il calcio è un’economia parallela avulsa dal resto.

Buon Primo maggio amici e compagni (con decenza parlando). Vi lascio con le parole del poeta

Per chi conosce solo il tuo colore,

bandiera rossa,

tu devi realmente esistere, perché lui

esista:

chi era coperto di croste è coperto di

piaghe,

il bracciante diventa mendicante,

il napoletano calabrese, il calabrese

africano,

l’analfabeta una bufala o un cane.

Chi conosceva appena il tuo colore,

bandiera rossa,

sta per non conoscerti più, neanche coi

sensi:

tu che già vanti tante glorie borghesi e

operaie,

ridiventa straccio, e il più povero ti

sventoli.