Per il mezzo secolo del film “Il Vangelo secondo Matteo” ho contributo ad allestire a Matera una straordinaria mostra tematica che ha attratto migliaia di spettatori e attenzioni critiche di altissimo spessore, ma soprattutto ha inciso in modo straordinario per far assegnare alla città lucana, fortemente pasoliniana per la realizzazione di quell’incredibile pellicola, la designazione a Capitale europea della cultura 2019. In quella mostra allestita a Palazzo Lanfranchi uno spazio molto significativo è dedicato all’installazione citazionista dell’esperimento che il regista realizzò con il fotografo Fabio Mauri. A Bologna Pasolini si fece proiettare il “Vangelo” sul suo corpo facendosi ritrarre in questa straordinaria performance. E’ evidente che Pasolini sottolinei che il suo corpo era lo schermo utile ad accogliere le immagini di un Cristo che è fortemente autobiografico (la Madonna anziana nel film è interpretata dalla madre). Nel cinema pasoliniano si segna un’intensa vocazione allo scandalo che annuncia il martirio pubblico e privato di Pasolini.

Anche due settimane prima della morte Pasolini si fa fotografare nudo nella sua stanza con un libro in mano protetto solo da un vetro. Probabilmente si trattava di una promozione meditata per il libro uscito postumo alla morte “Petrolio”. Sostengono Luciano Mariti e Alessandra Fagioli che il punctum di quella foto compone “l’allegoria vivente tra la Forza del corpo e della Forma”. Libro o film l’allegoria è uguale per il corpo dell’intellettuale Pasolini che non ha mai mercificato la Forma della sua espressione per il recondito interesse dell’industria culturale di cui fu sempre un feroce antagonista pur essendone , in magnifica contraddizione,  uno dei principali protagonisti.

A quarant’anni dalla tragica morte di Pasolini all’Idroscalo di Ostia, dove il suo corpo venne brutalmente massacrato diventando materia filmica e fotografica, sono molto fiero di proiettare a Matera e Potenza l’ultimo film di Pier Paolo, quel “Salò o le 120 giornate di Sodoma” che tanto panico e ansia provocò a censori, benpensanti e fascisti. Nelle allegorie di quel complesso e straordinario film il fascismo si ripropone come Potere “che manipola i corpi in modo orribile(…) trasformando la coscienza del mondo peggiore, istituendo dei nuovi valori alienanti e falsi, che sono i valori del consumo” come testimonia questa citazione del regista tratta da una conversazione con la rivista “Filmcritica”. In quel film a mio parere esiste una scena chiave che esalta il corpo in allegoria antifascista. E’ quella del giovane sorpreso a copulare con una giovane nera, e per questo viene ammazzato dagli scherani della villa. Ma poco prima il corpo sceglie la sfida del gesto clamoroso. Un pugno chiuso si alza nell’aria a dimostrazione che la speranza laica si affida al corpo. Un cinema in corpo quello di Pasolini. Atti impuri di un eretico. In Pasolini, al pari di Foucault, la sfida è tra il Potere e il corpo. E tanto, se permettete, ancora ci basta e avanza.

pubblicato sulla rivista Sineresi. Il diritto di essere eretici