Buona domenica amici cari.

L’Italia dei guelfi e ghibellini ha trovato ieri la sua rappresentazione di piazza con il giorno della Famiglia.

Esperienza non nuova in verità, e che ciclicamente istituisce e aggrega un fronte integralista che nel secolo scorso non voleva concedere il divorzio a chi scegliesse di avere nuova opportunità di vita e amore , e poi negare il diritto ad abortire legalmente alle donne  e così via per sentieri che si diramano ai giorni nostri con la questione ben seria di cosa oggi è la famiglia, e di chi può adottare e con che strumenti previsti dalla Legge.

Si prospetta ,e abbiamo compreso, che si tratta di una nuova crociata. Con assolutismi estremi ed inevitabili nei due schieramenti, mi sembra trasversali alla rappresentanza parlamentare e che ne minaccia le componenti numeriche. Non mancano opportunismi mediatici (l’esemplare Adinolfi ), botte di genio creativo (Meloni che annuncia la gravidanza) e l’ideologia manifesta di chi propone il sesso  in funzione solo procreativa. Le contraddizioni sotto il cielo del Circo Massimo romano sappiamo essere molte nella vita di tutti i giorni, fatto salve le eccezioni che pur esistono e meritano rispetto per coerenza.

Da laico e libertario che assegna alla famiglia valori che da giovane non riconoscevo, m’inquieta ancora il connubio tra fascismo e papismo in chiave anticomunista incubato nei Patti del Laterano del 1929 e che chiese figli alla Patria mussoliniana per poi ritrovarsi in diversi tornanti della Storia.

I cattolici italiani non sono mai stati un blocco monolitico come qualche piazzista della politica si affanna a far credere. Se ne trovano tracce per esempio, nella significativa e recente autobiografia di Toni Negri, in cui racconta anche l’intenso dibattito nel Veneto degli anni ’50 sul laboratorio sociale che attraversava un’Azione cattolica che aveva letto e assimilato Maritain e Bernanos. Sono coloro che non credono al prete che comanda il laico, al parente sul figlio, l’uomo sulla donna, l’etero sul gay e via a salire nella scala gerarchica di  chi deve sempre aver qualcuno da opprimere e mettere in catene.

Al Foglio, che festeggia i vent’anni, (auguri per la presenza e il futuro considerato che mi piace l’avversario intelligente che scrive in bella prosa) hanno scelto l’antropologia di Lévi-Strauss per assolutizzare la “famiglia naturale” nel loro schema di riferimento utile a scardinare il mondo delle idee dei molti progressisti che hanno a lungo frequentato.

Più’ prosaicamente oppongo loro il post del sacerdote Tommaso Scicchitano che ha scritto ieri sulla sua bacheca Facebook: “Non aderisco al family day perché: Non trovo traccia nelle motivazioni degli organizzatori di una proposta alternativa di regolamentazione delle coppie di fatto, senza una piattaforma di proposta la protesta è isteria.

Abbiamo visto precedere questa manifestazione da una falsata controinformazione, non c’è traccia nel DDL Cirinnà della questione dell'”utero in affitto”, che merita altra meditazione.

Non voglio ritrovarmi in mezzo a formazioni postfasciste che sfruttano la morale cattolica per ottenere una legittimazione.

Letto questo qualcuno dirà che sono contro la famiglia, hanno ragione, credo che il modello di famiglia e di genitorialità da loro proposto non abbia molto a che fare con i valori e le verità cristiane, ma questa è un’altra storia.”

In questo scontro in cui i crociati hanno bisogno di strutturalisti e i laici hanno bisogno di preti illuminati ,nelle trincee dei social il Cinema ha mosso la sua grammatica. Da “Jules e Jim” ai film di Scola le immagini hanno segnato gl’immaginari. Io ho proposto, con un certo successo devo dire, dedicando ai manifestanti del Family day le parole dette da Bernardo Bertolucci, 40 anni fa, quando l’Italia democlerico fascista e per nulla cristiana mandava al rogo “Ultimo tango a Parigi” e che qui vi ripropongo:

“Signori, magistrati, moralizzatori: vorrei sapere in quale forno crematorio sarà bruciato il negativo di Ultimo tango a Parigi. Con la vostra sentenza avete mandato in un campo di sterminio le idee al posto di alcuni milioni di spettatori adulti, gli stessi che si sono guadagnati il diritto di votare, di scioperare e di divorziare, colpevoli di aver amato, odiato o comunque di avere visto Ultimo tango. Ma non fatevi illusioni: nell’Italia del 1976 siete soltanto una minoranza in via di estinzione storica, naturale, biologica”

Quella minoranza non è estinta. Ieri ha manifestato la sua presenza. Quel film è uno dei più visti in Italia. Perché poter vedere una scena di sodomia autentica liberò i freni inibitori di un Paese in profondo mutamento La censura oggi non è più quella di un tempo. La famiglia, che tanti non vogliamo più morta, è cambiata.

Come ha scritto la mia amica Alessia Moscardelli “Famiglia è chi ti è accanto, chi vive di e con te. Chi fa per te meglio e più che per se stesso.”

Una buona domenica a voi tutti