Buona domenica amici cari

Sono stato anch’io ieri in piazza per partecipare alla mobilitazione #SvegliaItalia. A Potenza una corteo piccolo ma compatto ha attraversato il corso principale di via Pretoria raggiungendo il municipio e. Lo striscione dell’Arcigay Basilicata in testa con transex, omosessuali, lesbiche. In mezzo  cittadini di diverso orientamento culturale, pochi i politici di professione, molti  giovani studenti. Come altri, durante il sit in, sono stato chiamato a parlare  in nome della mia visibilità pubblica. Ho raccontato un aneddoto e citato due film.

Da direttore del Quotidiano della Basilicata, con un collaboratore gay, si realizzò un’inchiesta sui luoghi e gli incontri clandestini dell’amore omosessuale lucano. Alcuni gay locali non apprezzarono alcuni aspetti del servizio e inviarono un buon intervento firmato “le Fate ignoranti”. Lo pubblicai in prima pagina con una mia risposta che aprì un discreto dibattito. Pubblicai anche una foto a corredo, ritoccando lo scenario di via Pretoria con due ragazzi che si baciavano esprimendo l’auspicio di poter presto pubblicare una foto reale di quella condizione e che non ci fosse più bisogno per nessuno di esprimere le proprie idee con uno pseudonimo. La manifestazione di ieri a Potenza contrassegnata dal nuovo lessico dei diritti e con le persone che non nascondono la loro condizione mi è sembrato un significativo passo in avanti in quel Sud che negli scorsi decenni ha costretto migliaia di ragazzi e ragazzi ad andare altrove a vivere la propria condizione sessuale.

Dal cinema ho preso il personaggio dell’annunciatore dell’Eiar interpretato da Marcello Mastroianni in “Una giornata particolare” e un applauso ha salutato il parallelo storico con quel consenso diffuso che mando’ nei lager uomini con il triangolo rosa. L’olocausto sappiamo che non fu solo una questione ebraica. Ma ho ricordato anche il film inglese “Pride”, ispirato alla storia vera di un collettivo Lgbt  londinese che ebbe non pochi problemi per poter sostenere la lotta dei minatori gallesi contro la Thatcher.  Nel 1985, a sciopero finito e sconfitta subita, i sindacati dei minatori al Gay pride a Londra sfileranno in testa alla parata disegnando uno nuovo schieramento culturale e politico in tema di diritti civili. Molta sinistra ha dovuto superare molti tabù in questo senso. Pajetta era sconcertato dal ritrovarsi nel comitato centrale del Pci un giovane Vendola che dichiarava il proprio orientamento sessuale.

E’ evidente che è in atto con un conflitto con un fronte contraddittorio e spesso retrivo che la settimana prossima si prenderà la piazza per un nuovo family day. Si sostiene che si debba erodere le coscienze di questo schieramento. Difficile far cambiare opinione ad un elettore di Giovanardi, Maroni o ad una sentinella di Dio. Io credo, invece, che la battaglia vada spostata da un’altra parte e che necessiti di un inteso lavoro culturale. Bisogna affrontare  l’imponente esercito italiano dei “no cult”. Un italiano su cinque non legge libri o giornali, nel corso di un anno non è mai entrato in un teatro, non va ai concerti, moltissimi non hanno mai visto un film al cinema,  non vanno neanche allo stadio a vedere una partita di calcio. Per scelta non frequenta mostre. Molti adoperano i social per pubblicare pietanze o per mostrare un suo mondo che vediamo ma abbiamo molte difficoltà a codificare.

Un  giovane italiano su 5 abbandona la scuola prima del diploma. Siamo nelle prime posizioni europee per dispersione scolastica. In un decennio le immatricolazioni universitarie sono calate del venti per cento. E continuano ad aumentare i giovani italiani che non studiano, non lavorano, non si formano. Hanno tra i 15 e i 29 anni.

Le cifre dei no  cult meridionali doppiano i numeri nazionali. Probabilmente c’è chi legge il giornale al bar, chi scarica film dal web, ma l’analfabetismo fruitivo ci circonda e complica alcuni rapporti di confronto . I piccoli comuni italiani vivono situazioni disperate dove il bar e il consumo di alcolici è spesso l’unica condizione esistenziale. I bonus per diciottenni e quelli della buona scuola varati dal governo sono un valido strumento iniziale. Ma tutto questo non basta.

Nella mia Itaca, il giardiniere Sergio Crocco, ultrà del Cosenza noto alle cronache e alle piazze come “Canaletta”, per motivi di solidarietà sociale con il progetto “La terra di Piero” si è adoperato dal basso a coltivare scrittura teatrale con relativo allestimento. Usa spesso il dialetto urbano. Questo particolare impianto culturale riempie sale e teatri in ogni ordine di posto, d’estate si è assieèata la curva dello stadio Marulla ex San Vito. Quelli come Sergio sono molto utili per acculturare i “No cult”. Perché hanno un rapporto diretto con il disperso pubblico popolare. Sono come i youtubers che attraggono i nostri figli al computer.

Noi lavoratori della conoscenza e dell’intellettualità  abbiamo dei limiti. Spesso autoreferenziali  costruiamo castelli in aria. L’intellettuale italiano del nuovo secolo è in perenne crisi d’ascolto.  I nuovi strumenti del Web presentano, inevitabilmente, un mescolamento che ha spiazzato chi si era affermato in altro contesto. Ma evitiamo la malinconia retorica del piccolo mondo antico dove tutto accadeva con pedagogico divertimento. Il mondo è cambiato e con il cambiamento bisogna fare i conti.

Importante riempire le piazze per svegliare l’Italia e gl’italiani. Ma se non svegliamo i “no cult” la questione italiana diventerà molto complicata.

Una buona domenica a tutti voi.