Nascere a Brixton, sposarsi a Firenze con una modella, icona berlinese prima della caduta del muro, rockstar per antonomasia. Figlio di una cassiera di cinema sarà anche grande interprete di film e di teatro. Studente d’arte che diventa pittore affermato e mentore di giovani talenti imbrattatele. Un ritratto da Dorian Gray postmoderno quello del signor David Jones passato alla storia come Bowie e che oggi con la sua morte  va nell’empireo degli immortali dopo 7 decenni portati con lo smalto di Ziggy Stardust e il carisma di un uomo tra i più idolatrati dai fans di diverse generazioni. Quando apparve a tutto schermo nel cinema di Itaca dove proiettavano il film culto tossico sballato sullo Zoo berlinese un giovane rocker non esitò ad andare a baciare lo schermo che riproduce live il nostro magnificamente vestito con camicia rossa e che manda in soffitta Brecht (che comunque ha recitato in teatro) celebrando un nuovo prototipo di eroe.

Dal mimo Lindsay Kemp aveva appreso l’arte del movimento del corpo rimodulando le tecniche del front men da palcoscenico. Inevitabilmente idolatrato dai gay è stato un grande amatore di donne come mostra nel sublime video “China Girl” . Al tempo dei capelloni in jeans anticipa di molto la new wave proponendo l’mmagine dell’ermafrodita di successo. Merita peana per aver prodotto “Transformer” di Lou Reed che rinasce a nuova vita abbandonando sotterranei non proprio di velluto. Tra i suoi resuscitati anche Iggy Pop. Ha frequentato le lenzuola di Amanda Lear e Mick Jagger e duettato con Bing Crosby. Bowie resterà a futura memoria il maestro di cerimonia del decadentismo del rock. L’unico ad aver la stoffa necessaria nel poter interpretare il ruolo di Andy Wharol nel film sul pittore Basquiat e su un palco ha sempre avuto un innato senso scenico che gli consente di stupire e sedurre il pubblico pagante al di la del genere musicale che propone. Ne ha frullati molti, dance compresa, vincendo sempre la sfida del marketing e del mercato. Il suo 1977 anno epocale di crisi tra moderno e post moderno lo rivede ancora a Berlino insieme ad un signore che si chiama Brian Eno e a coloro che affrontano il nuovo mondo proponendo due album di ansiogena bellezza dove l’electro pop mette d’accordo frivolezze di masse e critica snob. Un extraterrestre caduto sulla terra adatto ad essere attore di un immaginario fantascientifico che attraverso film e dischi tematici (“Space Oddity e Ziggy Stardust) ha trasformato la cultura popolare. Cereo e allucinato gigolò, ufficiale sessualmente ambiguo che ha confrontato Occidente e Oriente grazie ad Oshima. Etereo vampiro insieme alla Deneuve. Una guest star dello star system internazionale che resterà impresso nella storia della musica di tutti i tempi.

(Dedicato con fervore a Peppino Picciotto che ne imito’ con classe la maschera nella più bella festa punk di Itaca e a Sergio Ragone che ha permesso di custodire le tracce di questo post in una pennetta Usb)