Buona domenica amici cari

Il presidente del Consiglio e segretario maximo del Partito Democratico, Matteo Renzi, in visita ufficiale in Cile andando al Palazzo presidenziale della Moneda è stato ben lieto di confidare le sue emozioni per il sacrificio del presidente Salvator Allende, ha messo in mezzo gl’Inti Illimani e citato versi del poeta Pablo Neruda. Mi sono chiesto, se alla prossima visita in Turchia, il presidente del Consiglio e segretario del Partito Democratico citerà il poeta Nazim Hikmet dirà qualcosa a sostegno del prigioniero Ocalan. A Cuba Renzi sarà riconoscente all’icona di Che Guevara cantando “Guantanamera” e così via.

Sono confuso dai leader della sinistra italiana del XXI secolo. In ogni periferia diverse sottocorrenti con vassalli e valvassini quasi mai elaborano una linea politica ma in molti pensano alla gestione del potere. A Roma il sindaco marziano sembra uscito da un racconto di Flaiano mentre la Suburra sottostante è una sorta di Babele polifonica che la scrittura cinematografica di sinistra cerca di incasellare ad un polo opposto. Verdini è un alleato prezioso. Lasciamo perdere la P3, Marcello Dell’Utri e i suoi referenti al Senato ma il personaggio è imbarazzante. Posso provare a esser blasfemo ricordando che il compagno Allende era massone ma non penso possa essere  accomunato a Verdini.

Auguro a Gigi Meduri, sottosegretario ulivista con Prodi, poi boss della Margherita, di essere vittima di un errore giudiziario considerato che è finito agli arresti per le buste  Anas della signora Accroglianò. Meduri è stato anche presidente della regione Calabria grazie ad un ribaltone da manuale che della teoria  ulivista prodiana aveva ben poco. Una presidenza che non è passata agli Annali.  Meduri a Locri aveva rapporti complessi con l’ucciso vicepresidente della regione Fortugno che lui chiamava “Domenico Modugno”, Meduri se leggi il Fatto Quotidiano telefonava e incontrava spesso persone complicate. In tutte le inchieste è finito sempre assolto. Nessuno nei partiti in cui ha militato ha mai avuto da ridire sulle sue condotte. Il Pd ora si è sentito in dovere di sospenderlo.

La sinistra (o presunta tale) è alle prese con la riforma della Giustizia. Nessuno si preoccupa di varare norme che impediscono ai magistrati di esercitare l’azione giudiziaria nei loro luoghi di origine o residenza. A destra mostrano pistole in televisione e s’inneggia al Far west. Difficile apprendere per i grandi media che tra Puglia e Basilicata, laddove  i raccoglitori di pomodori sono fratelli fortunati di coloro che annegano al largo della Libia, un amministratore iscritto al Pd rischia 12 anni di carcere per aver sequestrato un rumeno, sospettato di aver rubato un trattore e per questo torturato con catene e spranghe per farne confessare il misfatto. Sono perplesso come in certi film d’essai del Novecento.

Per il quarantesimo anniversario della barbara morte di  Pier Paolo Pasolini rileggo o rivedo molti materiali. Mi ha colpito che in una delle sue ultime interviste ad un giornalista francese , egli dichiari, sulle questione della militanza: “Non sono mai stato iscritto ad un partito politico, mi sento un indipendente di sinistra ma continuo a militare più che mai”.

In effetti Pasolini era stato iscritto al Pci ma espulso per la sua omosessualità. Ma qui mi interessa ragionare su come oggi si può essere indipendenti di sinistra e militare da militanti. La Sinistra indipendente in parlamento in passato schierava autorevoli persone non iscritte al Pci che per competenze, cultura e moralità stavano su quel versante. Qualche nome per i giovani: Altiero Spinelli, Eduardo de Filippo, il magistrato ucciso dalla mafia Cesare Terranova, il cattolico Raniero Ranieri, Carlo Levi non più socialista,  quel Stefano Ro-do-tà che tanto fa sbuffare Ferrara il grasso. Rodotà in seguito è stato presidente del Pds. Un presidente feticcio non molto amato dai vertici di quel partito sciolto.

Servono oggi degli indipendenti di sinistra o rischiano di essere venditori di almanacchi elettronici nostalgici del Leopardi “progressivo” di liceale memoria? Ci sono tante persone, io credo, che leggono e scrivono e lottano e che risultano incompatibili a star in certi luoghi dove si compilano tessere e elenchi per le elezioni e che non riescono a militare nei post partiti della modernità. I percorsi per farli incontrare e cooperare sono molto complessi.

Si scrive e si dice un gran bene dell’ultimo libro di Vito Teti antropologo calabrese di chiara fama che ha talento da romanziere nel suo “Terra inquieta” ,decantato anche da Saviano. Vito Teti è stato candidato più volte a incarichi nazionali e regionali ma non è mai stato eletto. Scrivere buoni libri oggi a sinistra non è più un buon motivo per candidare nei posti sicuri degli indipendenti di sinistra.

Scrive Pasolini in “Bestemmia” “In questi giorni-in cui si desta lo stupore. di sapere che tutta quella luce- per cui vivemmo- fu soltanto un sogno-ingiustificato, inoggetivo-fonte ora di solitarie, vergognose lacrime”.

Buona domenica amici.