Buona domenica amici miei

Vi scrivo ad un anno esatto da quella fantastica scossa che decise in sentita competizione con altre cinque città finaliste, che Matera, culla dell’umanità e topos dell’Italia contadina diventava Capitale europea della cultura 2019. Le scene di giubilo di piazza San Giovanni diventarono immagine di riscossa del dolore dei padri che consegnavano riscatto dei figli e nipoti. La vergogna d’Italia si è tramutata in occasione di buona vita con contenuti attuali legati al riuso di tecniche antiche, al consumo consapevole, agli abitanti culturali, al riappropriassi del viaggio come esperienza. Ieri un consiglio comunale aperto nel cinema Duni (gioiello architettonico della città che va ristrutturato al più presto) si sono consumate le liturgie di un percorso che ha subito inevitabili rallentamenti.  Hanno pesato e non poco le elezioni cittadine che hanno premiato Raffaello De Ruggieri, antico “civil servant” della città e messo in stand by il torinese manager culturale Paolo Verri che avuto un ruolo di primo piano per il successo della candidatura. Il tira e molla e’ stato finalmente risolto dal decisionismo del governatore della Basilicata, Marcello Pittella, che ha avuto un ruolo di primo piano nel bloccare una polemica senza fine che ha rischiato di far finire Verri a scegliere un posto di dirigente regionale del Turismo nella vicina Puglia. Sulla candidatura e sulla Basilicata c’è per fortuna attenzione del governo. L’altro giorno il ministro Franceschini che l’anno scorso annuncio’ il verdetto favorevole a Matera, ha questa volta annunciato 28 milioni di euro in quattro anni per il percorso della Capitale europea della cultura. La ricetta di Pittella è quella di puntare su “innovazione, intelligenza collettiva, industria della creatività”. La partita che mi coinvolge drittamente come direttore della Lucana Film Commission che ha sede a Matera, riguarda tutto il meridione come ben ricorda anche il sindaco De Ruggieri: “Il Sud è tornato a parlare dopo anni di silenzio”.

E tutto sommato questa storia la puoi anche raccontare con una canzone milanese sempre attuale che ci spiegava che la vita “l’è bella” ben prima di Roberto Benigni. Perché anche a Matera “c’è chi soffre soltanto d’amore” per la sua città e chi “continua a sbagliare il rigore” chiedendo un tempo cittadinanze onorarie per Verri e Grima e poi adoperandosi per la loro defenestrazione. Ma anche Paolo Verri, di cui sono amico e sodale, poteva evitare di scaricare sui giornali le  responsabilità del suo: “io parto ma dove vado se parto sempre ammesso che parto”. Con tutti questi milioni che arrivano il monito è a saper dire ciao a “chi sbaglia a fare le strissie e a chi avvelena le bisce” e a saper tenere in campo il valore dell’ex sindaco Adduce “che un giorno ha fatto furore e non ha ancora cambiato colore”. Vigiliamo su “chi mangia troppa minestra” e non solo per motivi alimentari ma per attenzione nei confronti “di chi è costretto a saltar la finestra” perché non tutti possono aprirsi un bed & breakfast o un localino a la page. I neoretori della materanità come piccola patria, infine, è bene che ricordino la strofa finale che sfumando recita: “e la vita l’è strana, basta una persona, persona, che si monta la testa, e’ finita la festa”.

Se il governo, grazie all’azione istituzionale lucana, non smarrisce l’attenzione verso il Sud, ben diverso è il discorso del Partito Democratico che guida tutte le regioni meridionali. Qualcuno mi puo’ segnalare se mi sono distratto io non vedendo alcun seguito a quanto annunciato questa estate su un imponente piano di azione politica rivolto al Mezzogiorno e alle sue questioni. Non vorrei far questioni di guelfi e ghibellini con il giglio magico toscofriulano ma una volta è il tennis, un’altra le tasse, ma al Sud un premier segretario Renzi con il suo forte partito prima o poi dovrà pensare.

Leggo che nella mia Calabria il sindaco di Locri, il suo collega di Staiti e il coordinatore dei sindaci della Locride abbiano scelto l’autorevolezza di Klaus Davi per annunciare  battaglie, addirittura anche di tipo legale ,contro la programmazione su Sky di quel capolavoro che è “Anime nere” del regista Munzi  tratto da un libro del calabresissimo scrittore di Africo, Gioacchino Criaco. Sulle qualità estetiche del film ho scritto ben prima dei successi stratosferici nei festival e in tutto il mondo. Osservo come questi sindaci battaglieri non si siano minimamente preoccupati della questione quando il film è stato visto nelle sale cinematografiche, venduto in tutto il mondo e  ammirato in tante rassegne internazionali. “Anime nere” ha sconvolto queste anime belle fasciate di tricolore quando è apparso sulla tv satellitare nel dare una visione sbagliata del loro piccolo mondo antico alle masse che vedono partite, film, gran premi nel tinello di casa. Tutto questo in un distretto dove i comuni che si sciolgono per motivi criminali hanno numeri infiniti, dove si battaglia per tenere aperto un ospedale Suburra che ha determinato la morte di un vicepresidente del Consiglio regionale, dove le anime nere sono all’angolo di strada e negli uffici comunali. Da quelle parti, dieci anni fa, quando uccisero Fortugno mandarono molti soldi per interventi strutturali e sociali. Non è stato speso quasi nulla come ha documentato Giovanni Tizian sull’Espresso. Gioacchino Criaco, invece, dopo l’esordio con Rubbettino ora viene stampato dalla prestigiosa Feltrinelli. Nuovo titolo “Il saltazoppo”. Invitiamo i censori sindaci a leggerne i contenuti prima che arrivi la riduzione cinematografica a turbare le loro serate su Sky.

Buona domenica amici cari.