Buona domenica amici miei

Seguo su twitter Franco Maria Fontana. E’ un matematico e filosofo che si dichiara sempre schierato dalla parte del torto . Ieri sera attorno alle 20 cinguettava polemico: “La home pagina di Repubblica sulle 5 prime notizie 3 di sport e 2 di cinema. Eppure nel mondo qualcosa altro accade”. Per convinzione professionale e gusto di sponda rispondo ammiccando cinematograficamente al film “L’ultima minaccia: “E’ la cronaca bellezza”. Fontana mi ricorda che nel 1976 Repubblica non aveva sport e non usciva neanche il lunedì. Dato che conosco molto bene. L’amico Fontana si rifugia nel pieno Novecento quando politica e sociale non consentivano deroghe. Fontana sarà sicuramente contento del ritorno a sinistra dei laburisti inglesi.

 In questo primo weekend di settembre la finale italopugliese agli Open americani tra Pennetta e Vinci, l’assegnazione dei premi alla Mostra del cinema di Venezia, la vittoria del sardo Aru alla Vuelta di Spagna e in serata i l’ennesimo mezzo passo falso della fidanzata d’Italia Juventus hanno catalizzato la gerarchia delle notizie. La ricerca dei clic di siti generalisti di una società dello spettacolo  è abbastanza normale sia questa. Migranti e supplenti senza cattedra sarà il tema dei giorni feriali. Nella cantata del sabato del villaggio mediatico italiano il dì di festa leggerà di tricolori al vento e salite vittoriose, di zebre in crisi e dal rito festivaliero di una manifestazione cinematografica che affascina molto per il suo glamour dai tempi di Mussolini, aggiungiamoci un’attrice con trofeo brava e popolare come Valerio Golino, compagna di Riccardo Scamarcio ed il blocco nazionalmediatico è presto fatto.

Confesso, comunque, di essere stranito per come si discute delle modifiche dell’agenda del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Non mi meraviglia che il premier fiorentino non si lasci sfuggire l’occasione di andare in fretta e furia (peccato che il nuovo Air force one tricolore non sia ancora pronto) a New York per sedere in tribuna Vip a prendere un momento di gloria per una vittoria italiana. Senza indugio il presidente del Consiglio ha annullato la sua annunciata presenza all’inaugurazione della Fiera del Levante a Bari. Ha tranquillamente messo da una parte una liturgia buona per qualche ostinato militante meridionalista come il sottoscritto. Manifestazione buona per Aldo Moro ed Emilio Colombo quella che tasta il polso allo stato dell’arte dell’economia meridionale. Qualche dichiarazione di rito per una polemica da poche battute dove vince nel pastone chi è simpatico. Ma quest’estate non ci avevano annunciato che il Mezzogiorno sta peggio della Grecia? E Renzi pronto a convocare la direzione Pd per annunciare il Piano Matteo sul Sud che ancora non abbiamo capito cosa contiene. Poi alla festa nazionale del Pd a Milano un dibattito di mattina senza titolo condotto dalla friulana Serracchiani. Ora la birichinata della Fiera che farà esaltare Cerasa sul Foglio. La serietà della classe dirigente italiana non mi sembra sia cambiata dai tempi di Berlusconi.

Intanto a guardare il listino delle esportazioni nazionali si scopre che la Basilicata, dove impera lo jeppismo di Marchionne fa numeri da paura. E anche due tenniste pugliesi sul tetto del mondo non simboleggiano territori da terzo mondo. Allo Svimez riguardino i loro conti. I catostrofisti di professione ripensino alcune certezze. A chi sta a cuore meridionalismo e paesologia tenga tutto assieme senza esagerare con la poesia.

Non sono in grado di poter dare un giudizio completo sul verdetto di Venezia72, intesa come Mostra internazionale del cinema. Sono stato partigiano sodale coinvolto dall’apparato produttivo, di cui fa parte l’amico lucano Francesco Di Silvio, del film “Rabin, the last days” del regista Amos Gitai. Una vibrante inchiesta che usa canoni tra Francesco Rosi, Oliver Stone e Alan Pakula fa capire in 2 ore e 20 minuti come l’assassinio del premier laburista sia maturato in un contesto di odio ultranazionalista dilagante. Un film che è un atto politico ma anche una sorta di capolavoro estetico che spiega in profondità le differenze politiche che agitano ancora oggi Israele nel complicato scacchiere del Medio Oriente. Le cronache veneziane su Rabin sono dense di fatti e notizie. Il New York Times ha dedicato una pagina intera a questo film, Le Monde due. A Venezia era presente in sala Giorgio Napolitano che al termine della proiezione ha salutato con ammirazione Amos Gitai in mezzo agli scroscianti applausi durati oltre 10 minuti. Tutto lasciava presagire ad un premio che purtroppo non è arrivato ma “Rabin, the last days” è un film giusto e necessario che ricorda a vent’anni della scomparsa uno statista gigantesco.

Altro film necessario è “Non essere cattivo” di Claudio Caligari che a Venezia non c’era, perché nel frattempo è morto. E’ il suo terzo film dopo “Amore tossico” e “L’odore della notte”. Ideale finire di una trilogia che parte da “Accattone” e si dipana poi tra i suoi due film dedicati alla droga. Non era in concorso ma in questi giorni è nelle sale e merita di essere visto. Come merita di essere guardato in sala il prossimo 2 novembre, a 40 anni della morte violenta di Pasolini, ucciso al pari di Rabin da un contesto di odio diffuso, il restaurato e scomparso,condannato, censurato, tagliato, ora premiato “Salò o le 120 giornate di Sodoma” . Una durissima profezia del nostro Paese leggero affondato da tempo nel sangue e nella merda.

All’amico Fontana segnalo che l’ultima notizia giù in fondo nella home di Repubblica, ieri, era una bella inchiesta sull’abbandono in cui versa il monumento creato da Burri a Gibellina dopo il terremoto del 1969. Una buona domenica a tutti gli amici che sono arrivati al fondo di questo scritto.