Buona domenica amici cari

Torno a parlare del Sud. Dichiarando subito di voler aggiungere al racconto più ottimismo possibile perché c’è bisogno di bicchiere mezzo pieno. Un bicchiere colmo di Zibibbo siciliano, Aglianico del Vulture, gassose al caffè da imporre al mondo globalizzato, latte di mandorla miscelato con acqua di fontana. E’ tempo di caffè freddo nero ghiacciato da opporre al finto caffè gelato marrone confezionato.

Guai allo scoraggiatore militante che ci dice che è tutto inutile, è tutto perso, siamo rimasti nel paradiso abitato dai diavoli, nulla è possibile sotto il Volturno, il fiume buono sta al Trasimeno, al Po, al Tamigi.

Non trascuro le lune storte. Sì, girano le balle che ieri mattina il Corriere della Sera abbia deciso che la direzione del Pd convocata da Renzi sul Mezzogiorno non abbia la prima pagina e in quelle interne tutto sia rubricato ad un occhiello, un sommarietto e due foto. Hanno preferito puntare sul gioco dei numero del Senato che tiene in bilico il governo. Scelte.

Antonio Polito twitta “Chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli non prende in pegno” e forse per questo Matteo propone l’hashtag #zerochiacchiere.. Riappare don Antonio Bassolino sulle colpe di tutti. Comunque il premier Renzi dice che in tre anni leverà le ecoballe dalla Terra dei Fuochi ma per Legambiente sono tutte balle. Mi sembra una balla allargare l’alta velocità considerato che le molte gallerie andrebbero costruite con norme antisismiche e voglio vederlo il masterplan con questi conti. Roberto Speranza a nome della minoranza ha ottenuto un gruppo di lavoro del Pd sul Mezzogiorno. Io che polemizzo con le lotterie dei numeri Svimez, segnalo invece le analisi di contenuto enunciate dal suo presidente Roberto Giannola in una bella intervista pubblicata ieri dal Manifesto e in cui si propongono le Zes (zone economiche speciali) strumento già adoperato in Cina e in Europa che consentirebbero con politiche fiscali adeguati di rimodulare i traffici internazionali.Proviamoci.

 La logistica dei porti e delle ferrovie, le energie rinnovabili, le acque, i beni, culturali, la rigenerazione urbana, il popolamento dei nostri paesi con i migranti in transito da strappare alla guerra che li uccide in mare sono il grande progetto da attuare da Gioia Tauro alla Capitanata, da Trapani all’Osso d’Italia.

Tutto questo deve stare in relazione con quello che vive e resiste al Sud. Ha ragione il mio amico Franco Arminio quando dice che non va bene la retorica del disastro. L’Europa del Nord non è un luogo felice. Abbiamo bisogno di intimità e distanza per fare buona politica e buona cultura.

Mi fa piacere che il presidente della Basilicata, Marcello Pittella, abbia scritto che: “C’è una cosa che la Svimez non misura: la resilienza. La forza interiore che, se sprigionata, da sola può fare ripartire il Sud.” Alziamo lo sguardo e la conoscenza e cerchiamo quei borghi meravigliosi del Sud, quasi tutti abbandonati e dove molti giovani hanno deciso di restare e si stanno dedicando a valorizzare le loro aree con un turismo consapevole.

E’ geografia nuova e Storia recuperata quella di di Cleto dove dal 2011, nel cuore del mese di agosto ( 19 – 20 – 21 agosto), l’associazione La Piazza mette in scena le tradizioni, la vita e le migliori energie della Calabria attraverso la musica, l’arte, la fotografia, i dibattiti e l’enogastronomia per riscoprire il patrimonio culturale di un comprensorio aggredito dall’ecomafia e recuperato  all’incontro. E chi ha fuso gli albanesi e il cinema nella piccola comunità di Marcedusa? Paleariza da quanto tempo attira abitanti culturali? Quante comunità vivono nel nome e nell’azione di quello che hanno creato come sapere sociale al proprio luogo nel Sud?

Ad Aliano la Luna e i Calanchi continua a parlamentare di Sud nel paese dove nacque il levismo e che recentemente vide confrontarsi in comunità separata un ottimo ministro della Coesione territoriale come Fabrizio Barca.Il postlevismo è già iniziato. “Fare rete è furbo, fare gl’indifferenti e’ comodo” dicono gli amici dell’associazione multiculturale Mammalucco che a Taurianova al posto della ‘ndrangheta propongono musica sott’olio. Ci sono sindaci capaci come Fausto De Maria che a Latronico in Basilicata favorisce campi scuola gratuiti per le famiglie nella faggeta e lavora con i russi per rilanciare le terme e a Colobraro paese della sfiga perenne per questioni ancestrali hanno trasformato il tutto in attrattiva turistica. Fanno spavento i braccianti che muoiono nei campi in Puglia a raccogliere pomodori. Ai caporali e alle agromafie opponiamo nuovi modelli sociali. Tuteliamo i diritti per un’agricoltura diversa che sia connessa alle masserie accoglienti del nuovo boom pugliese che ha saputo raccogliere reddito da cinema e tarante. Quella musica che era difesa sociale oggi è rito di massa a Melpignano. Chi si ricorda del Salento che fu liberato dalle posse giovanili degli anni Novanta? L’innovazione tecnologica avanzata e la ricerca possono marciare insieme al tempo liberato delle generazioni che si trovano al Sud. Liberare anziani dai freddi condomini del Nord e condurli a turismo destagionalizzato nei nostri alberghi ancora troppi vuoti. Una sorta di Florida d’Europa. Dal basso creare e dall’alto la politica valorizzi questi processi virtuosi.

Bisogna liberarle le energie di questo nostro Sud da raccontare con la parmigiana di pesce di Tonino Napoli e le gastrosofie di Valicenti. Matera sarà capitale europea della cultura nel 2019. Non riguarda una regione e neanche una città. I Sud dell’Italia potranno creare nuove narrazioni e accoglienze a color che verranno. Non bastano filosofi. Servono anche barbieri, mercanti, danzatrici e bravi organizzatori di cultura come il professor De Masi che a Ravello annuncia quattro stagioni di cultura no stop. Il Sud siamo noi. Nessuno si senta escluso. Non basta un masterplan. Servono buone pratiche a sentimento vero. Cerchiamole nelle nostre contrade e nei cuori spesso oscurati dall’invidia e dal rancore.

Buona domenica amici cari.