La lettura del mio ultimo “Buona domenica” su Roma e il suo degrado ha provocato nel mio amico Andrea Di Consoli, poeta di scuola romana con forte venatura meridionalista, questi versi a me dedicati. Fa piacere suscitare poesia in tempi in cui le parole sono spesso frutto di odio collerico isterico.

Di seguito trascrivo la poesia condividendola con chi legge questo blog (pl)

 

Appena dopo Ponte Casilino, un caldo di fuoco più forte avvampa

la pagina del Messaggero stropicciata e scotta le bottiglie vuote di birra

e asciuga i piccoli laghi delle pisciate degli africani che vagano

serafici e nevrotici in sandali e canottiera, in piccoli gruppi,

fatalmente attratti dalle carni bianche.

Un uomo sulla quarantina

camicia bianca, sigaretta in bocca, tre giornali in mano –

osserva tutto questo come un piccolo re delle rovine,

e senza speranza fissa negli occhi una barista cinese,

una transessuale sudamericana anziana e obesa,

un vecchio meridionale che si finge romano

e recita una goffa padronanza della perduta tradizione.

La domenica mattina al Pigneto si ripulisce una notte inquieta, promiscua, umorosa,

ma rimangono vivi gli afrori, un acre e dolciastro odore d’Africa agli ingressi,

sulle panchine di pietra, ai muri che reclamano canzoni mondiali, danze colorate.

L’edicolante mi dice che vuole vendere tutto: 95mila euro licenza e tutto,

500 euro d’incasso al giorno, “perché ho 60 anni e sono 35 che sono chiuso

qui dentro, e non ce la faccio più”. Compreranno i cinesi, probabilmente,

e si abitueranno presto, con indifferenza, a richieste astruse

come il supplemento culturale del Sole 24 Ore.

Le forme si stanno lentamente squagliando, e cresce il disordine, la sporcizia;

così impercettibilmente l’Africa entra in noi, nei nostri appartamenti

le carni nere penetrano le carni bianche, libere di tastare civiltà in cammino.

L’uomo sulla quarantina ricorda i vecchi sussidiari di storia

e per un attimo prova nostalgia per i capitoli dedicati agli stati nazionali.

A casa, con le imposte chiuse per difendersi dall’afa di luglio,

rivede in solitudine – fumando – un film italiano neorealista in bianco e nero,

e spera di aver maturato il privilegio dei vecchi senatori risparmiati dagli invasori.

Non già perché li disprezzi, questo no – ma insomma, significheranno pur qualcosa,

le abitudini.

Andrea Di Consoli