Buona domenica amici miei.
Vi scrivo da Roma, nostra capitale,che sembra aver assunto le sembianze in cui si muoveva il personaggio di Ranxerox in un celebre fumetto underground degli anni Settanta che adattava l’Urbe a Blade runner.
Il New York Times ha reso internazionale con una foto di rifiuti in prima pagina quello che tutti ben conosciamo. Mauro Evangelisti nella sua rubrica sul Messaggero ieri annotava come i profili social dei romani “sono diventate con le fotocamere degli smartphone la valvola di sfogo della frustrazione per le cose che non vanno” e sono inevitabilmente tante. Roma oggettivamente fa schifo a tutti.
Con poco opportunità, il Pd romano, ha riempito la capitale di manifesti che plaudono all’apertura pomeridiane delle officine dell’Atac. Certo ci vuole coraggio. Tutti i giornali italiani dal Sole 24 ore al Manifesto ieri hanno aperture sulle cronache del disastro capitolino del trasporto pubblico e dei suoi rifiuti. Non credo si possa tutto ricondurre alle capacità’ di Ignazio Marino e al conflitto con Matteo Renzi ma bisogna osservare una generale allergia al buon governo di destra e sinistra occupate solo ad occupare poltrone e affari nella città che fu amministrata da Nathan e Petroselli.
Da 24 giorni i macchinisti della metro attuano una protesta silenziosa che rallenta i mezzi con mille pretesti. Le stazioni di Piazza di Spagna e di Termini sono affollate come i sobborghi di Bangui con turisti sbigottiti per essere finiti in questa Suburra da Quarto mondo. Le tabelle economiche delle municipalizzate fanno orrore per spreco di denaro pubblico. Non passa giorno che pendolari inferociti aggrediscano macchinisti o occupino i binari. I lavori di pavimentazione del Muro Torto costati 4 milioni di euro dopo due mesi presentano asfalto rotto a causa di qualche appalto probabilmente al ribasso. A Fiumicino per uno sciopero dei piloti Alitalia, venerdì,nel pieno del maggior esodo estivo internazionale,sono stati cancellati 93 voli da una compagnia di bandiera agonizzante da anni e che ha anche commentato: “disagi contenuti”. Pensa se non contenevano. A pochi chilometri distanti, a Pompei,la nostra più’ grande meta turistica internazionale (i biglietti per l’80 per cento sono stranieri a dimostrazione dell’interesse della cultura media nazionale),nello stesso venerdi’ nero italiano, centinaia di visitatori hanno trovato un cancello chiuso. Nessuna spiegazione o cartello nonostante quel galantuomo del sovrintendente Osanna abbia tentato in ogni modo di fermare un’assemblea sindacale. A Pompei questa vertenza dura da vent’anni. E’ gestita da un solo sindacalista che ora con una sigla ora con un’altra promuove assemblee per paralizzare gli Scavi archeologici più’ famosi del mondo. Pompei oscura quello che accade a Roma , la principale meta turistica dell’Italia. Giovedì l’assemblea sindacale anche nella capitale ha fatto chiudere il Colosseo con centinaia di turisti stranieri inferociti e lasciati sotto il sole infernale. Venerdì pomeriggio stesse scena ai Musei Capitolini, al Macro, all’Ara Pacis, alla Galleria Borghese con turisti abituati a comprare il biglietto in anticipo perdendo quindi anche i soldi pagati.
Un tempo c’era l’Estate romana di Nicolini. Oggi la manifestazione omonima non si svolge per un contenzioso che viaggia tra Tar e Consiglio di Stato per contrasti tra vincitori di appalto,Comune, funzionari e polizia giudiziaria. E si sente tanfo di speculazione nella Roma criminale in cui i senatori erano in combutta con il telefonista del sequestro Orlandi. Ma non è’ solo la politica. I baroni del Gemelli che vendono certificati ai boss di Ostia, i medici di base che prescrivono malattie ai pizzardoni per Capodanno. Si produce humus per il ritorno all’Uomo qualunque.
Chi prova a risolvere qualcosa deve navigare controcorrente. Il ministro
Franceschini sta cercando di salvare 42 cinema chiusi con la norma del riconoscimento di luogo storico culturale. Peccato che il provvedimento e’ in contrasto con il progetto del Comune. Si resiste dal basso con la straordinaria mobilitazione dell’America, cinema occupato che riempie ogni sera la piazza a Trastavevere, con le iniziative private come l’Isola Tiberina. Per un Antonio Calbi che risolleva il teatro pubblico assistiamo alla chiusura di teatri storici come l’Eliseo nel disinteresse generale. E solo per spazio non scrivo della bomba al plutonio dei migranti e del razzismo che agita l’eterno fascismo tricolore. Sicuramente non spari’ a Roma e dall’Italia il 25 luglio di tanti decenni fa con il voto del Gran Consiglio.
Siamo tutti romani. Noi provinciali del Sud,sicuramente,con le nostre frequentazioni di studio, lavoro, sanità’. Andiamo a Roma per divertirci e per religione. Roma ci riguarda. Roma siamo noi. Chi dice Roma ladrona nasconde il problema italiano di un suq insopportabile. Il proprietario di un bar in centro mi ha insultato pesantemente per essermi poggiato su un tavolo a bere un caffè: “Vattena alla Marsicana, tornatene al paese tuo e se parli ancora te meno”. Un episodio (forse) isolato ma preoccupante.
E allora penso al mio amico Sergio Ragone che sull’Huffington post ti spiega perché La Basilicata è il luogo ideale per vivere, per crescere,per fare arte. Penso al mio allievo prediletto Alfonso Bombini che crea pagine sulla “Geografia commossa delle Calabrie” ispirandosi alla paesologia di Franco Arminio che presto ci convocherà’ ad Aliano a capire Cristo dove e’ arrivato. Penso ai ragionamenti di Di Consoli sull’Italia delle aree interne, lui che osserva dalla Rai romana questo conflitto tra Capitale e periferie. Rileggo la lettera di Fernando Arrabal scritta dopo il suo ritorno a Matera e mi stupisce tanto surrealismo internazionale.Mi viene in mente quel celebre passaggio critico cinematografico che dice: “In Fellini Roma muore, in Pasolini uccide”. Oggi con Sorrentino forse fa harakiri. Mi torna in mente quel celebre titolo de L’Espresso passato alla storia:”Capitale corrotta, nazione infetta”. Oggi L’Espresso non riesce neanche a spiegare ai suoi lettori che notizie racconta. Le mie spero siano state un po’ più chiare di certi scoop oscuri di queste ore.
Buona domenica amici cari.