Buona domenica amici miei

Il leader della Fiom, Landini, uno che volantina ancora davanti alle fabbriche, ha lanciato la sua coalizione sociale che ha il dichiarato intento di opporsi alle politiche del Pd di Matteo Renzi. Un ennesimo bivio della sinistra italiana che dai tempi antichi di Turati non riesce spesso a far sintesi delle sue forze e dei suoi valori. Io non ho certezze su questo nuovo scontro.  Nei social oggi vive la carne viva di quello che siamo diventati. Orfani della piazza davanti al Palazzo troppo spesso castello kafkiano senti che “Devi rischiare il tutto per tutto. Altrimenti non ti sarà possibile trasformare te stesso, rimarrai sempre lo stesso”.

L’iniziativa di Landini ha il sapore di “una canna metaforica” per adoperare una definizione coniata da Luciana Castellina per la poi sconfitta “Lista Tsipras”. Secondo il destro Giuliano Ferrara, formatosi sulle ginocchia di Togliatti, quelli che seguono Landini si sono fatti le canne, quelle vere per poter sostenere la coalizione sociale che piace ad Arci e a lacerti di movimentazione sociale. Ma proprio sulle canne, quelle che si fecero almeno per una volta anche Fini e Casini, Obama e Clinton (ma il sassofonista dichiarò di non aver ispirato) nasce un’iniziativa trasversale che merita di essere divulgata. E qui la canna non mi sembra solo metaforica.

In queste ore si è formato un intergruppo che, prima ancora di iniziare i lavori, ha già riunito sessanta parlamentari. E che si prefigge l’obiettivo di predisporre e fare approvare una legge per rendere la cannabis legale. Un fronte su cui battersi. L’iniziativa è di Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, senatore del gruppo misto e soprattutto radicale d’origine . Marciano insieme persone distanti su questo tema che vanno da Umberto Veronesi a Roberto Saviano, senza dimenticare l’area dei centri sociali che sui territori hanno sempre sostenuto questa tesi. Memori delle vicenda storiche del proibizionismo americano pare decollare un organismo parlamentare trasversale cui aderiscono deputati del Pd di fede strettamente renziana (Roberto Giachetti) e non (Pippo Civati), grillini e fuoriusciti da M5S, e non manca un nome di spicco di Forza Italia come l’ex ministro della Difesa Antonio Martino, raro emulo di quella destra americana che negli Stati Uniti ha consentito di andare su nuove gestioni della riduzione del danno da droga leggera.

Sull’erba proibita la Direzione nazionale antimafia, non certo un circolo di fricchettoni, ha scritto: “Davanti all’oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo, spetterà al legislatore valutare se sia opportuna una depenalizzazione della materia”. La Dna ha invitato il Parlamento a “bilanciare i contrapposti interessi”. La questione investe anche altre droghe che ingrassano le mafie e i colletti bianchi che guadagnano su tale commercio. Ma bisogna saper essere gradualisti su un conflitto complesso e difficile. Le multinazionali del tabacco hanno già pronti dossier per gestire i proventi. E’ il caso, invece, di concepire modelli dal basso basati sulla coltivazione autoprodotta di piccole proporzioni che vadano ad alimentare reddito tra disoccupati e inoccupati. Al Meridione potremmo sperimentare nuovi modelli partendo da chi ha già avviato un economia legale della canapa che già offre diversi prodotti alimentari e di consumo.

Molto si potrebbe fare in Calabria regione in cui la canapa è sempre stata coltivata dai contadini. Ma qui la canna è veramente metaforica. La mia Calabria, ne scrivo con dolore, resta al palo ingessata da alchimie di potere. Alcuni amici di Vibo Valentia mi segnalano l’ennesimo stop per la vicenda della Tonnara di Bivona (http://comuneportosantavenere.blogspot.it/search/label/TONNARA) splendido esempio di archeologia del lavoro che i cittadini cercano di far aprire a favore del turismo trovando ostacoli nella politica politicante. La Calabria è ferma. Resa viva da ‘ndrine dinamiche. La ricca sanità regionale ora è di nuovo commissariata con conseguente palio dei potentati politici che non hanno mai perso consenso. Qui la canna metaforica della coalizione sociale mi sembra fatta da fumo puzzone.

Una bella canna metaforica del Sud è Matera. Mi auguro che la prossima campagna elettorale comunale non ne infici la potenza. A tal riguardo segnalo lo straordinario documentario “Mater Matera” (qui il trailer https://www.youtube.com/watch?v=5LSuQbxnAJQ ) che mi appresto a portare alla prima internazionale a Lisbona la prossima settimana insieme al pluripremiato corto “Sassiwood” nell’ambito di un ricco cartellone  lucano.. A Matera  dovremmo tener presente di più quel portoghese che scrisse: “Non dire male di nessuno, perché è di te che dici male. Se dici male di qualcuno, tutto nel mondo resta eguale”.

Domani è il 16 marzo. Il giorno in cui venne rapito Aldo Moro. Era un 16 marzo anche quando il procuratore Giacumbi venne ucciso. Una storia enorme quella di Moro che alimenta  ancora farseschi retroscena e una storia rimossa invece quella del giudice. Ne parlerò domani in una scuola di Salerno, città dove avvenne il delitto Giacumbi. Inseguendo la mia personale metaforica canna di capire la nostra Storia senza piegarla all’opportunità politica del momento. Come scrive Nerina Garofalo: “Andare indietro nel tempo, perché il tempo serve per andare avanti”.

Buona domenica amici miei