Buona domenica amici miei
Che Sergio Cofferati abbandoni il Partito Democratico in conseguenza dell’esito delle primarie e’ questione grave per la sinistra. Non entro nelle vicende della cronaca ma mi limito all’aspetto simbolico della questione che è aspetto preponderante del nostro agire. Tanto tempo fa, il 23 marzo 2002 ero al Circo Massimo all’imponente manifestazione indetta dal Cinese per fermare la riforma del lavoro del Cavaliere Berlusconi. Un milione di persone dettavano la forza della piazza contro il Palazzo. Oggi la riforma del lavoro si chiama Jobs act e viene proposta dal premier Renzi che sintetizza quello scontro come perfetto ossimoro politico. Il padre politico di Cofferati, Giorgio Napolitano, abbandona il Quirinale e si cerca un successore dalla difficile identità politica. Le primarie sono in frantumi. L’insorgenza fondamentalista e l’infinita crisi economica ci privano di cassette degli attrezzi utili a comprendere. Grande è il disordine sotto il cielo, ma a smentire un altro illustre cinese, non è per nulla favorevole la situazione.

Ascolto sempre più persone di sinistra elencare aneddotica che non dà merito al sindacato. Un autorevole professore universitario mi racconta di una proposta per aumentare gli stipendi a 48 colleghi sulla base delle ricerche e delle pubblicazioni bloccate dallo scontro a favore di 3 lavativi che non hanno mai prodotto nulla. Il merito va bloccato? Oppure il programmista in Rai che non può aggiungere un audio di pochi secondi per il patto sindacale di dover prendere uno studio di registrazione da pagare a parte. Venerdì scorso non sono potuto arrivare in tempo a Matera perché uno sciopero degli aerei non comunicato mi ha appiedato. Nessuno ha appreso di questo sciopero ragioni e rivendicazioni. Solo i malcapitati che dovevano raggiungere una lontana città. A che serve uno sciopero di questo tipo?

Dovevo essere a Matera per relazionare su “Lo scandalo Pasolini. Una vita sotto processo” ad un incontro promosso dalla commissione cultura dell’Ordine degli avvocati. Recupero gli appunti preparati per offrirne una breve sintesi in questo spazio domenicale.

Nel 1976 per vedere “Salò” di Pasolini vietato ai minori di 18 anni e scampato al rogo giudiziario m’infilai nel cinema Morelli d’Itaca grazie ad Alessandro Fazio, figlio del custode della sala. Fuori dal cinema stazionava una volante della Polizia che temeva contestazioni fasciste. Su un muro la scritta: “Basta con le merde dei Pasolini, Viva Salò e Mussolini”. Pasolini è stato uno scandalo vivente. Tullio De Mauro ha scritto riflessioni mirabili sul fatto che tra ragazzini ci si apostrofasse dicendo “Sei un Pasolini”.

Pier Paolo Pasolini nella sua vita ha subito 33 procedimenti giudiziari. Sempre assolto. Le numerose celebrazioni per i 40 anni della morte (violenta) di quello che considero l’intellettuale più importante del Novecento italiano non contemplano ancora questo aspetto. Forse per celia, forse per dimenticanza, ma anche per ipocrisia. Sto cercando di far pubblicare il notevole volume pubblicato da Garzanti nel 1977 “Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte” che grazie ad un notevole pool di amici dello scrittore ricostruisce in modo dettagliato quelle scabrose vicende. Il merito di quel libro va a Laura Betti che nell’incipit di quel prezioso libro scrive: “Ecco perché decisi- insieme a lui, come sempre- di non accettare, di disobbedire, di dare scandalo; di denunciare cosa puo’ accadere ad un uomo pulito .

Pasolini fu accusato di corruzione di minorenni e oscenità. Vi furono processi molto improbabili intentati da mitomani. E vi fu la persecuzione al suo cinema in quell’epoca in cui il cittadino e la magistratura bloccavano i film con una denuncia. Siamo il Paese che ha bruciato con sentenza “Ultimo tango a Parigi” impedendone la visione per oltre un ventennio.

L’omosessualità di Casarsa ne provoca l’espulsione dal Pci cui era iscritto. Un maestro con dei giovinetti è tema scandaloso che agita ancora qualche corvo rosso. Il romanzo “Ragazzi di vita” sarà sospettato di essere pubblicazione oscena. Ungaretti e Bo testimoni a difesa. Il reportage da Cutro in Calabria è gustosa questione antropologica per le querele di diffamazione al buon nome della Calabria. L’Azione Cattolica denuncia “Una vita violenta”. I giornalisti mestatori che spingono i ragazzini di Anzio a denunciare Pasolini per un falso adescamento. Rapine a benzinai, pistole con proiettili d’oro, risse in strade. E i giornali che mettono la foto del film “Il gobbo” dove Pasolini imbraccia il mitra. E i fascisti che assaltano le prime dei film. Pasolini e i suoi amici si difendono a pugni. senza mai denunciare alla magistratura ma ricostruendo sui giornali per replicare alle oscenità de “Il Secolo” e dei giornali della Vandea italiana. E che dire dell’incipit del direttore del Gazzetta del Sud, Nino Calarco, che scrive all’indomani della sua morte: “La sua scontata morte violenta non ci turba, né ci commuove, né ci emoziona…Quello che non accettiamo e respingiamo è l’omosessuale perverso come Pasolini”.

A me, invece, e penso a tanti altri, 40 anni dopo Pasolini ancora turba, emoziona, commuove. Esattamente quello che la politica di Renzi e Cofferati non riesce a fare. E sono lieto che in questo Paese che adora le soubrette della cultura ,il mio amico Andrea Di Consoli, uno degli intellettuali più’ pasoliniani che io conosca, abbia iniziato a scrivere sullo stesso giornale borghese dove Pierpaolo processò la Dc e urlò il suo celebre: “Io so”.

Buona domenica amici mie