Buona domenica amici miei da un figlio del secolo scorso. E’ dal secolo scorso che seguo il dramma di Palestina e Israele. Terra dove Pasolini voleva girare “Il Vangelo secondo Matteo” e non trovò le condizioni per girare quel capolavoro che mezzo secolo dopo l’Osservatore Romano ha definito il miglior film mai fatto sulla vita di Cristo. Se venite a Matera ad ammirare la grande mostra tematica che abbiamo allestito ne capirete i motivi. Oggi in Palestina Dio è morto. Controllo le notizie per vedere se la tregua umanitaria regge. Ma Dio è morto lo stesso da quelle parti. Me me rendo conto guardando la foto dei prigionieri palestinesi seminudi umiliati in una landa della terra dove predico’ e morì Gesù Cristo e che ricordano una descrizione dell’ebreo Primo Levi. Vi sembrano uomini quei  palestinesi? 

Io mi ostino a gridare pace, pace pace in Medio Oriente. Ha scritto Javier Bardem, grande attore ed ex giocatore di rugby: “Sì, mio figlio è nato in un ospedale ebreo, perché persone a cui voglio bene e che mi sono vicine sono di religione ebraica. Essere di religione ebraica non vuol dire appoggiare questo massacro, allo stesso modo in cui essere ebreo non equivale ad essere sionista. Ugualmente, essere palestinese non vuol dire essere per forza un terrorista di Hamas. Fare questa confusione è assurdo, come lo sarebbe dare del nazista a qualcuno solo in quanto Tedesco”. Ebreo non è sinonimo di sionista. Poco spazio mediatico alla manifestazione dei tremila israeliani che a Tel Aviv ieri hanno manifestato contro il proprio governo disapprovando l’invasione di terra. Anche la cantante israeliana Noa ha dichiarato di credere più’ alla volontà di pace dei palestinesi rispetto ai suoi rappresentanti. Ha pagato le sue parole e gli sponsor del suo concerto milanese hanno fatto in modo di far saltare il suo concerto milanese previsto in ottobre. Noà per le sue posizioni pacifiste è da molto tempo che non si puo’ esibire nel suo Paese.   

Sono dieci anni che è andato a portare il suo Karma da altre parti Tiziano Terzani che nelle parole scritte dalla conterranea Oriana Fallaci vide morir il meglio della testa umana, il meglio del cuore,la ragione e la compassione. Tiziano che descriveva l’episodio del,T sultano e San Francesco sapiente nel trovar pace mettendo gran dubbio su  l’orgoglio e la rabbia che esaltarono tanta opinione pubblica italiana. (http://archiviostorico.corriere.it/2001/ottobre/08/Sultano_San_Francesco_co_0_0110082774.shtml)

Hanno licenziato a Taranto il giornalista Luigi Abbate. Schiena dritta che metteva in difficoltà a Taranto in una tv privata i signori dell’Ilva e che un’intercettazione giudiziaria ci svelò deriso dal progressista governatore Vendola costretto a scusarsi per l’improvvida figura di merda svelata dall’orecchio inquisitore. Un licenziamento sospetto e bieco. Spero che qualche testata coraggiosa assuma il cronista poco domo ai signori dell’acciaio. Anche a Potenza il magistrato Basentini ha sequestrato l’industria locale sospetta d’inquinare. E’ in piedi anche nel capoluogo lucano il conflitto tra ambiente e occupazione. Gli operai hanno messo in fuga a fischioni una trozkista che ha animato un comitato che chiedeva il blocco della fabbrica. Ieri al festival di Giffoni il regista lucano Giuseppe Marco Albano ha proiettato alla giuria di 800 ragazzi il corto “Thriller” ambientato nella Taranto del quartiere Tamburi. Il pop per raccontare un dramma sociale. Consiglio di promuoverlo e diffonderlo. C’è anche un ragionato omaggio a Lulù Massa interpretato da Gianmaria Volontè. 

Chiudo con il dovuto omaggio che merita Vincenzo Nibali che oggi a Parigi entra nella storia del ciclismo. Vince un Tour dopo 16 anni di assenza italiana i. Nibali è nel novero dei sei grandissimi che sono riusciti a vincere le tre grandi corse a tappe (Giro d’Italia, Vuelta spagnola e Tour de France). Gianni Mura, da grande esperto aveva vista giusto da tempo, su un campione che compie imprese normali ma che hanno il sapore dello straordinario. Mi piace che sia meridionale. Messinese. Per la sua genia da posto letterario si è guadagnato l’epiteto di “squalo dello Stretto”. I suoi concittadini, invece da reggini e siciliani vengono appellati “buddaci”. U buddaci” è un pesce che vive alla giornata, dotato di grossa testa e di una bocca grande e piena, capace di inghiottire di tutto. Ironicamente alla stessa specie venivano ascritti i messinesi considerati creduloni, chiacchieroni a vuoto e politicamente indifferenti. Non è più’ cosi da tempo a Messina. Ora hanno anche uno Squalo. Spero che la “Gazzetta del Sud” sappia omaggiare il campione della sua città con una prima pagina da conservare. “L’Equipe”  francese per la tappa vinta sul pavé ha titolato per Nibali: “Dantasque”. Altro che buddaci. Buona domenica amici miei.