Con la prematura scomparsa di Paolo Pollichieni si chiude una pagina lunga e controversa del giornalismo calabrese. Se ne va anche un breve ma intenso pezzo della mia esistenza umana e professionale legata a Calabria Ora.

Paolo Pollichieni veniva da Locri. In quel lembo di Calabria si era formato nell’Azione Cattolica. Fin da giovane aveva appreso il sudore e la passione della cronaca nera. “Ma vua lavorati cu Malafarina” dicevano al giovane ragazzo apprendista di quel principe della nera. Una carriera brillante costruita tra i rapiti dell’Aspromonte e i morti ammazzati delle guerre tra ndrine..

Alla Gazzetta del Sud da garzone corrispondente di periferia era diventato inviato, potente capo della redazione reggina, capo delle edizioni calabresi. Temuto, autorevole, sempre sul pezzo. Da caporedattore della testata concorrente provavo ad inseguirlo con i miei cronisti ma era impossibile tenergli testa, soprattutto su nera e giudiziaria. Un carattere di ferro. Non era mai neutro. Fu un puntello decisivo a salvaguardia delle bella esperienza del sindaco Falcomatà a Reggio Calabria.

Non volle mediare su un contrasto interno in redazione. Una girata di spalle e arrivederci. Chiusa una vita professionale.  Non si perdeva certo d’animo Paolo.

Aveva portato sull’Aspromonte i soldi del riscatto Ghedini che aveva tenuto con il fiato sospeso l’Italia intera e andò a Samarcanda da Santoro a raccontare il suo ruolo nella vicenda per conto dello Stato. E’ stato l’interlocutore di tutte le grandi firme arrivate in Calabria da Joe Marrazzo ai blasonati dei giorni nostri.

Gli misero una bomba sotto l’auto, cercarono di farlo fuori con un’inchiesta giudiziaria da cui poi uscì completamente assolto. Non è mai arretrato di un passo.

Quando fondai Calabria Ora gli editori di quel progetto pieno di contraddizioni e entusiasmi mi diedero il privilegio di scegliere i migliori su piazza. Mentre si rodava la macchina mi si disse: “Potremmo prendere Pollichieni che ne pensi?” Ci pensai una notte. Sapevo quello che significava. Equilibri interni ed esterni difficili da bilanciare. Dissi di sì. Inviato speciale e capo della redazione di Reggio Calabria. Ora in Calabria veramente avremmo scritto quello che gli altri non scrivevano.

Furono 13 mesi intensi come anni. Il suo arrivo fortificò il sostegno a Marco Minniti e ci ancorò  alla Direzione Nazionale Antimafia capeggiata da Grasso. Ogni giorno uno scoop. L’omicidio Fortugno, vicepresidente della giunta regionale ucciso in un seggio delle primarie non era più appannaggio dei grandi inviati del Nord. La pubblicazione su Calabria Ora della relazione secretata dell’Asl di Locri sciolta per mafia diventerà caso nazionale con dibattito in Parlamento e segnerà  un momento irripetibile.

Eravamo in stretto contatto telefonico in ogni ora del giorno e della notte. Fu una diarchia difficile da spiegare. Non mancarono tensioni e qualche contrasto, Lo risolvemmo tra di noi. Il mio polso all’epoca non fu sempre fermo. Questioni personali e le mie irrequietezze m’indussero a lasciare la direzione ma non certo per il suo peso redazionale. Con profonda convinzione favorì la sua successione.

Quello che avevo contribuito a fondare e seminare nelle sue robuste determinazioni e nella sua rude gerarchia fece crescere  Calabria Ora facendolo diventare il giornale d’opposizione al governo regionale di Peppe Scopelliti. Non volle mediare la linea e fedele al suo stile abbandonò la testata rompendo con gli editori. Si portò dietro i più bravi e fedeli e fondò in un baleno Il Corriere della Calabria mettendoci dentro  tutta la sua esperienza e quello spirito da Conte di Montecristo che agli avversari di ogni sorta non concede alcun respiro.

Spesso brusco e ruvido di carattere. Ne pagai le conseguenze per un’intervista ad un collega che scrisse un bel libro sul giornalismo meridionale quando mi dedicò due pagine di giornale dense di vituperi ragionati. Una potente tastiera mitraglia la sua. Quello che aveva sostenuto a favore degli editori si sciolse come neve al sole poche settimane dopo con il suo ingiusto licenziamento.

Recuperammo il nostro rapporto a distanza. Mi espresse apprezzamento per il mio nuovo lavoro nel cinema pubblico. Poi qualche messaggio di stima reciproca. Non siamo mai stati amici. Solo colleghi in un tratto di vita. Paolo ti sia lieve la terra di Calabria che abbiamo raccontato assieme.