Stasera nella mia Cosenza, alle 18 al Teatro dell’Acquario, gli amici e le amiche, i colleghi ricorderanno Alessandro Bozzo prendendo a pretesto la presentazione del bel libro che il collega Lucio Luca, giornalista di Repubblica, ha dedicato alla sua intensa ma tormentata esistenza e professione.

Del libro ho già scritto alla sua uscita http://www.parideleporace.it/?p=1117 , ma mi duole per la lontananza non poter essere presente a questa riunione laica che vedrà gli interventi dell’autore insieme ad Eugenio Furia e Claudio Dionesalvi,  persone care molto legati alla mia esperienza umana più che professionale

Il libro sta avendo una visibilità promozionale di degno rilievo. L’autore oggi è stato invitato alla trasmissione di Augias  in Rai, e soprattutto Attilio Bolzoni si sta molto spendendo come testimonial illustre scrivendo oggi un’appassionata pagina del Venerdì di  Repubblica e decidendo con l’assenso della case editrice di spalmare il libro in 15 puntate sul suo seguitissimo Blog “Mafie” su Repubblica.it

Nel mio precedente post dedicato ad Alessandro ho contestato la visione unilaterale sulla Calabria posta in essere dall’autore Lucio Luca, che mi ha garbatamente ringraziato dell’osservazione. Proseguo il dibattito (oh che parola obsoleta) partendo da un altro ottimo libro scritto da Alfredo Sprovieri, altro mio giovane discepolo cosentino, da me affidato proprio ad Alessandro Bozzo e che spesso compare nella narrazione di “L’altro giorno ho fatto quarant’anni” di Lucio Luca.

Alfredo, che per me è rimasto Alfredino, è un talento nato, e come accade ai talenti destinato ad esprimersi fuori di Calabria anche se la sua creatura mmasciata.it  nata nelle sue contrade, per sua ispirazione, è una rivista di elevata qualità  . Giornalista d’inchiesta dotato di bella prosa e del fiuto del mestiere per le edizioni Mimesis ha scritto un libro di altissimo tenore “Joca, il “Che” dimenticato. La vera storia del ribelle italiano che sfidò il regime dei gorillas”.

E’ l’incredibile storia di Libero Giancarlo Castiglia, emigrato dalla Calabria con la famiglia che in Brasile diventa attivista di città e nella giungla più remota. Un’inchiesta vibrante e difficile che ha riscosso l’autorevole vaglio di Goffredo Fofi che ne ha scritto la prefazione affermando: “Sprovieri ci ha raccontato una storia conchiusa in modi bensì aperti e ariosi, che costringono noi ipocriti lettori a confrontarci con le scelte di ieri..”

Intuite che il libro vale e vale la pena leggerlo e regalarlo. Ma io volevo soffermami sull’attacco del libro di Alfredo. Che rivela un abile giornalista e lo avvicina molto al libro di Lucio Luca.

E’ la storia di una “breve”.  Una notizia breve, quelle che ho sempre sostenuto rivelano i giornalisti- “A questo punto della notte il puzzo della Legnochimica contorce gli stomaci di una redazione ormai abituata a digerire tutto….Anche oggi  siamo passati sulle ore come pattinando, automi succubi di distributori di merendine e lanci d’agenzie…Mille battute ancora, un colonnino”. La stessa redazione di Alessandro Bozzo. Alfredo, minatore di parole, comprende che dietro la breve di uno scheletro ritrovato a 30 anni della sua uccisione in Brasile c’è una grande storia. Un take di 5 righe fa nascere un libro di un autore che oggi firma per Vanity Fair.

Anche Alfredo non potrà esserci all’Acquario. Però si è premurato di far sapere  che per fortuita circostanza,  nella sua San Pietro in Guarano oggi intitolano la piazza della villetta ad Antonino Catera, suo primo maestro e nostro collega, morto  d’infarto mentre andava a coprire un servizio al consiglio comunale. I consiglieri comunali che avevano brama di sfiduciare la sindaca Catizone, non pensarono minimamente di rinviare la seduta. L’episodio è raccontato nel libro di Lucio Luca che ormai si avvia a diventare una sorta di Spoon River del giornalismo cosentino degli anni zero del nuovo secolo.

Che gli amici e le amiche e colleghi di Alessandro e quelli di Antonino si ritrovino oggi 7 dicembre tra Cosenza e San Pietro In Guarano per me è sentimento cosentino. A Cosenza e nei suoi casali stasera è Vigilia. Anche se lontano, mia moglie Lucia, testimone e protagonista di quegli avvenimenti, pur non essendo della mia città friggerà cuddruriaddri per darmi un serata un po’ speciale. Addentando la frittura e bevendo un bicchiere di rosso penserò a quelle disperse redazioni quando la Vigilia si faceva in redazione per chiudere il giornale.  Penserò ai colleghi che sono andati via per sempre, a quelli rimasti nel cuore, a chi portava notizie con la felicità addosso di chi aveva un sacro fuoco.

Buona Immacolata e buona presentazione a tutti.