Ricevere un premio fa sempre piacere. Poi se questo dono avviene nella piazza di Paola e ascolti le motivazioni del Pacchero d’argento  scritta da Massimo Celani la soddisfazione diventa doppia per riscoprire pezzi riconosciuti della propria biografia che per questo motivo condivido ad uso di chi vuole conoscerla. Grazie della vostra attenzione. 

a Paride Leporace
Non vorremmo essere la memoria di Paride. Giornalista, cinefilo, da qualche anno direttore di una Film Commission, anzi di due. Ricorda tutto delle cose notevoli, degli avvenimenti, della storia patria, di un quartiere, di una città, di una regione. Anzi, di due.

Stanziale e contemporaneamente nomade, tra Calabria e Lucania, tra Cosenza e Potenza, triangola con l’Argentina, patria della famiglia d’origine e con la Campania,”matria” della sua compagna Lucia.
Non guida, non ha la patente, usa solo i mezzi pubblici e – qualche volta – i passaggi degli amici. Forse anche per questo trova il tempo di annotare, catalogare, archiviare. Ricorda scrittori, artisti, politici, attori, registi, direttori della fotografia, calciatori, tifoserie, ‘ndranghetisti, magistrati uccisi. Questi ultimi: ventisei, anzi ventisette. Fatti, fattacci, fatti di
costume, fattarielli, malaffare e belle storie.
Di recente l’abbiamo scoperto scrittore di poesie. Ma non è un vezzo da adolescente tardivo. Anche quelle sono una mnemotecnica, un modo originale per cifrare, schedare, catalogare gli avvenimenti. Così selezionandone 100, in ordine cronologico, dal Vajont a Zanzotto, dal 68 ai boia chi molla, da Gianni Brera a Gianni Rivera, da Nelson Mandela al giudice Livatino, al cardinal Martini.
Tutto dietro lo schermo di una domanda: “C’è poesia nei giornali?”. Il che vuol dire c’è poesia nel quotidiano? C’è poesia nelle nostre vite? C’è ancora possibilità di dire con forza, ritmo e passione?
Ecco, a Paride Leporace, insieme a questo Pacchero, consegnamo una rimozione forzata e prescriviamo una sana giornata di amnesia.
Una sola per carità, al massimo due.