Non aveva mai ricevuto un incarico , una nomina, una poltrona ma la sua popolarità nella sua Cosenza è infinita. Un cordoglio intenso, vivo, vero, sinceramente commosso accompagna la sua dipartita in queste ore di lutto non proclamato dalle istituzioni ma sancito dal popolo. A Vincenzo Iaconianni, al secolo Guru, per designazione e ruolo civico riconosciuto dalla moltitudine dei cittadini, e da lui stesso narrato in un suo autobiografico e recente post pubblicato sulla sua frequentatissima pagina Facebook, per stare a un proverbio cosentino: “u chianciano pure i petri i menza a via” (lo piangono anche i ciottoli della strada).

Vincenzo Iaconianni era un figlio del Boom economico. Legato alle sue origini a Cariati, con una casa paterna posta tra mare e collina, era cresciuto in quella borghesia progressiva che in quel benessere degli anni Sessanta sognava un professionista di successo come sarà per il fratello Tonio e la sempre amata sorella Giovanna. Vincenzo sin da bambino ha cercato l’altrove che ti gratifica il desiderio. Non si dava pace nel limite del poter mangiare cioccolata. Quel che ti provoca benessere deve essere preso a pieno. Un principio di vita che non verrà mai meno.

Era arrivato a Cosenza, da ragazzo da paese, vedendo quella città che sembrava così grande, ripresa in filmini super8 dal papà, da lui gelosamente custoditi. Iaconianni un collezionista di prim’ordine. Tessere telefoniche, vinile, videocassette, programmi televisivi rigorosamente catalogati nelle registrazioni in vhs, fotografie. Una mente vulcanica ed effervescente. Ragazzo elegante del liceo Fermi degli anni Settanta, piacione con belle ragazze e automobili d’atteggio. Uno di quelli che conobbero la stagione dello “sprido”. Ma senza sfruscio di banconote per farsi notare. Il divertimento per il divertimento. Sempre generoso.

Ai microfoni delle prime radio libere, presto private, forgia il suo essere mediatico. Uomo di comunicazione al naturale. E’ pronto per immergersi nella Roma degli anni Settanta. Per lui all’epoca il Movimento è uno sfondo del quadro. Studia Medicina, ne trae rudimenti basilari per la sua cultura empirica ma robusta. Conquista la direzione di una radio romana. Fa brigata con il giovane critico Ugo G Caruso, che lo proclamerà vincitore della sua personale hit parade degli amici da tenere sempre in ricordo.  C’è anche Gianfranco futuro producer di Minoli. Finisce nella premiata bottega dell’artigiano del suono cinematografico Marinelli che gli fornirà altre regole auree del dominio sulla tecnica. Attore di fotoromanzi. Una vita sempre piena. Gli esami non finiscono mai. Meglio tornare a Cosenza. C’è sempre una nuova stagione per un ragazzo bello guagliuni, ben voluto da tutti e sempre sorridente.

Entra in banca alla Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania ma non diventa un travet di routine. Competente sulle dinamiche generali e interne svolgerà diversi ruoli e darà il meglio di sempre anche con ruoli da sindacalista mai venduto alla stanza dei bottoni. Non cercherà mai la carriera ma sempre il rapporto umano. Sapeva mettere creatività anche in una distinta di un assegno. Figurarsi al centro televisivo della banca.  Frequenta l’Unical ma non dura molto. C’è sempre la vita ad attrarlo. Conosce Claudia.  Una nuova pagina. Le isole in Sicilia.  Il matrimonio civile in municipio celebrato da Giacomo Mancini. La casa di contrada Capitano sul colle di Castiglione Cosentino.

Su una terrazza con vista splendida, open space con camino costruita dall’architetto Colonnese “come fosse la mia”, stereo e tv di ampi pollici, librerie a muro e mobili essenziali ma elegantissimi, la Cosenza tra gli anni Ottanta e Novanta vivrà un piccolo Gatsby irripetibile e rutilante. Il jazz a volte era uguale a quello di  Helda e Scott ma il contesto diverso. Party informali mescolano docenti universitari e punk di strada. Si conversa, si ride, si mangia. Nasce una comunità esistenzialista e non omologata che se ne frega degli Yuppies e dei “toghi” che stanno fuori. Casa aperta a chi arriva. Non conta come sei vestito. Le notti scorrevano fino all’alba sentendo per ore “La voce del padrone” di Franco Battiato.  Cineclub privato da Fuori orario.  Non è il ricordo a renderlo bello o la gioventù fuggita nel cupo della vita. Non mancarono, come nei romanzi, le mattane e le sbalzate. Ma si visse insieme la vita come mai in seguito si ripresentò. E Vincenzo Iaconianni, non ancora Guru di nome ma costruendo la sua figura di sciamano urbano, fu con la complicità di Claudia, degno cerimoniere di quel gran baccanale.

Iaconianni aveva (mi trema il tasto ad usare il tempo passato) maturato grazie alle buone letture, alla sapienza di Claudia che la militanza l’aveva fatta da ragazzina, un volersi dare alla politica di quel tempo complesso. Un libertario individualista desideroso del collettivo sempre esposto alle delusioni dell’agire. Fu così con i nascenti Verdi, lo sarà con i Cinque stelle, ed anche in quel piccolo capolavoro situazionista di candidarsi a sindaco mettendoci la faccia meglio di tanti altri. Vincenzo non poteva essere Grillo. E’ stato un perfetto Coluche.

Si deve a lui se la Ciroma a Cosenza prese queste magnifico nome. Mi venga a tirare i piedi di notte per non averlo testimoniato in vita, immerso nella  mia narrazione epica di attribuirla a Franco Piperno, che quella intuizione la romanzo’ come un filosofo sa plasmare. Vincenzo era profondamente affascinato da Piperno. E’ stato un suo mentore. Sul sito di Radio Ciroma i suoi compagni hanno scritto: “Vincenzo era una combinazione di debolezza e genialità e siamo stati fortunati ad averlo conosciuto. E’ morto per inesperienza del mondo, perché non conosceva le regole più elementari di come funzionano le cose: libero e innocente”

Libero e innocente fu sempre in effetti. Comprando un camcorder contribuì a liberare le immagini per trasmissioni televisive  locali che restano a futura memoria. Particolarmente per la storia del Lupi. Si deve a lui se oggi i ragazzini su YouTube possono ammirare le imprese più belle degli ultrà del Cosenza e dei giocatori che fecero le imprese. Senza Iaconianni quelle immagini (alcune raggiungono 50000 visualizzazioni) sarebbero andate perdute nel tempo come lacrime nella pioggia. E in questo tempo di morire, molto ci resta da recuperare e riusare.

Libero e innocente sempre. A Mediolanum con la grisaglia e fotoreporter d’assalto a Calabria Ora con il codino. Agit prop del Monitore. Nacque Fotoguru. Il più grande racconto per immagini offerto alla comunità cittadina. Dove passava raccoglieva simpatia. Con il suo fluire verboso infinito, la passione smodata per la propria tesi su qualsiasi argomento o controversia. Inevitabilmente finito come tutti nel contatto social privo del tatto e dell’antico contatto. Lo ricordano dall’Africa dove fu occhio documentario. Attore di film underground e fiabeschi, partecipe del teatro canalettiano, ultrà nello stadio e nella vita, antiproibizionista teorico e praticante, dotato di pollice verde e click fatato, etereo e umano. Padre affettuoso di Lorenza e Marta. Marito a modo suo. Animalista sincero. Non si è piegato ad essere uno schiavo salariato a vita.

Ha vissuto molto da libero e innocente. Ci mancherà tanto la sua libertà e innocenza.

Avrebbe meritato di essere raccontato in un film di Dino Risi. Una vita da Guru.