Venerdì scorso al Museo Archeologico provinciale di Potenza è stata inaugurata la mostra ”Cinema che arte! Dai maestri del manifesto a Mimmo Rotella”. Potrete visitare la mostra fino al 26 maggio, nei seguenti orari: martedì 8-13, dal mercoledì al sabato 8-13 e 16-19. Chiuso domenica e lunedì.

Di seguito il mio intervento pubblicato nel catalogo della mostra sostenuta dalla Lucana Film Commission

Dalla postazione di servizio verso la comunità di Basilicata che occupa la Lucana Film Commission, abbiamo subito aderito di buon grado alla proposta pervenutaci da parte dell’associazione Rebis Arte per allestire a Potenza la mostra “Cinema che arte! Dai maestri del manifesto a Mimmo Rotella”. I manifesti e le locandine nei diversi meccanismi di comunicazione della settima arte hanno sempre qualificato la completezza dell’immaginario delle masse. Inevitabilmente l’arte ha espresso significative riflessioni rielaborando titoli e icone nella personale organizzazione dello spazio della tela per incontrare un pubblico. Parallelamente i maestri del cinema hanno spesso segnato inquadrature a celebri lavori della pittura. Non tutti sanno che, come recita il titolo di una celebre rubrica della Settimana enigmistica,  il motel di Psyco di Hitchcock è ispirato dal quadro “Casa vicino alla ferrovia” di Edward Hopper. Non è casuale l’aneddoto, considerato che il maestro del brivido in gioventù aveva studiato belle arti e di pari passo Hopper è un cinefilo che trae dallo schermo numerose ispirazioni per le sue opere. E potremmo proseguire con numerosi esempi del rapporto tra le due arti che impegnano le intense contaminazioni tra Kurosawa e Van Gogh o di Pasolini (allievo del critico d’arte Longhi a Bologna) con Pontormo e Giotto.

Ho avuto la fortuna, in passato, di ricoprire il ruolo di giurato del Premio Rotella alla mostra del cinema di Venezia. In quel contesto grazie a Piero Mascitti, instancabile animatore e divulgatore dell’arte del celebre maestro, ho vissuto anche la gestazione produttiva e dell’anteprima del film “L’ora della lucertola” che Mimmo Calopresti ha dedicato all’inventore della tecnica del décollage desunta dai celebri e vivaci cartelloni cinematografici degli anni Cinquanta .   Sottrarre al manifesto. Strappare con arte. La critica paludata non comprendeva la modernità di chi traeva lezione dal dadaismo anticipando i furori della Pop arte e le intuizioni di Burri e Fontana. Oggi l’arte di Mimmo Rotella è consacrata in tutto il mondo. Rotella è stato cinema fin da ragazzo. Ispiratore del personaggio di Alberto Sordi in “Un americano a Roma” considerato che gli sceneggiatori della celebre pellicola per inventare Nando Moriconi guardavano a Mimmo Rotella che nel 1953 era tornato da un soggiorno nel Kansas e girava con questo insolito abbigliamento che non passò inosservato a chi doveva alimentare la fiorente fabbrica di storie.

Ai curatori Fiorella Fiore e Sergio Buoncristiano – li ringrazio per l’offerta di questa preziosa collaborazione – che non difettano di passione e cura maniacale, non è sfuggito che ricorre quest’anno il centenario dell’artista. Il che ci permette di essere inseriti nella mappa globale degli omaggi che prestigiose istituzioni culturali hanno allestito in tutto il mondo.

Ma non di solo Rotella si arricchisce il nostro palinsesto. Da Andrea Gualandri, inventore di manifesti di film mai girati e arricchiti da narrazioni produttive incredibili alle elaborazioni della magiara Marta Czene (già in passato ammirata in una precedente mostra potentina dedicata alla moderna pittura ungherese) siamo in presenza di un’esposizione di lavori che arricchiscono la conoscenza del visitatore al confronto tra cinema e pittura. La mostra ci offre l’occasione di recuperare un doveroso omaggio ad Alejandro Pereira, argentino di nascita, artista cosmopolita per cultura e che ha significativamente scelto di vivere a Matera in Basilicata. Pereira attualizza il discorso intrapreso da Rotella con grande originalità e tra i diversi lavori offre in questa rassegna due straordinari composizioni legate al nostro genius loci cinematografico. Mi riferisco a “Pasolini”, baluardo di nostre riflessioni molteplici, ma ancor di più ad “Apocalipse Now” capolavoro di Francis Ford Coppola che per tratteggiare quel cuore di tenebra ha potuto attingere ad una memoria di radici lucane.

Scrive Davide Rondoni nella sua bellissima ode “L’angelo delle ombre. Visione di Marlon Brando in Apocalypse Now di F.F Coppola”: “Era Vietnam o casa / nostra dove padre e madre si rubavano l’ombra / della bocca, era in qualunque luogo ci tocca / vedere Marlo Brando a sedere / che sgranocchiava qualcosa come noi / nelle sere ai tavolini sparsi dei bar, e lui, diceva che conosceva l’orrore e diceva d’esserne-amico”.

Alle scolaresche e agli studenti che abbiamo invitato a visitare la mostra io ritengo sia giusto recitare per intero quella poesia davanti al quadro di Pereira in modo da indicare una preziosa via per l’educazione all’immagine che si spera possano avere su Coppola e l’immaginario del Novecento.

Anche la sezione “bozzetti” non manca di significativa rappresentazione dei grandi artisti-artigiani di settore: Anselmo Ballester, pioniere del muto e autore di 3000 manifesti che hanno segnato la nostra avventura cinematografica; Silvano Campeggi detto “Nano” omaggiato anche da una mostra agli Uffizi di Firenze; l’immortale Holly di “Colazione da Tiffany” di Lorenzo Nistri, insieme alle rappresentazioni pittoriche e pubblicitarie che abbiamo osservato sui cartelloni di epoche passate che contemplavano anche il flano del  giornale quotidiano e poi più avanti le collezioni di locandine che  hanno arredato le camerette della nostra meglio (così ci pare nel ricordo proustiano) gioventù.

Ringrazio per la  collaborazione anche Gaetano Martino della Cineteca lucana che ha offerto una scelta della sua preziosa collezione di Oppido Lucano per esporre manifesti e locandine che impreziosiscono questa mostra. Era il marzo del 2014 quando la neonata film commission con la Soprintendenza regionale allestì a Matera la mostra “La grande bellezza della Cineteca lucana. Macchine. Manifesti passioni” e che a Palazzo Lanfranchi segnò un importante tassello per la designazione della futura capitale della cultura. Ora ci ritroviamo a Potenza a ricordare che la Basilicata è una consolidata terra di cinema (anche questo passaggio filologico è segnato da una sezione della mostra dedicata al tema) che vuole continuare a creare immagini per permettere alle nuove generazioni un presente nell’industria culturale che si sta sviluppando nelle stesse terre dell’antica civiltà contadina. Oltre a divertirci e a curare l’anima creativa, questa bella mostra è utile anche per questo.

Buona visione.

Paride Leporace

direttore Lucana Film Commission.