Oggi, in occasione del centenario della nascita, il Convitto nazionale

Bernardino Telesio di Cosenza intitola la sua biblioteca a Giulio

Palma, che di questa istituzione cittadina fu rettore per diversi

decenni. Porteranno un loro contributo i professori Giuseppe

Trebisacce, Vincenzo Ferraro, Mario Bozzo. Daranno testimonianze

Giuseppe Calomino e Luigi Cribari.

Ringrazierà per la famiglia il figlio Francesco Palma.

Orbene, io ho vissuto da convittore al Telesio per nove anni

scolastici, nella temperie italiana tra tra il 1970 e il 1979, avendo

come figura paterna quel rettore con cui formai il mio spirito e il mio agire

di contestatore favorito da un’istituzione chiusa che mi impegnai a

trasformare. Il convitto era irrigidito da regole del mondo passato

destinate a modificarsi per l’avanzare di nuovi costumi ed esigenze.

I miei ricordi mi restituiscono la figura di questo uomo dalla

corporatura enorme come mio padre, severo nei principi e nelle regole

del convitto, sempre vestito in grisaglia e cravatta, attento a

tutte le esigenze di una istituzione che nel corso del tempo (prima era regio convitto per discepoli

facoltosi) si era trasformato in agenzia di mutuo soccorso gratuito

per studenti in larga parte bisognosi, che con retta gratuita potevano

studiare ed essere ospitati nei bellissimi locali che erano

appartenuti ad un convento soppresso in età napoleonica.

Giulio Palma era siciliano, nato del 1918. Dopo aver fatto il militare

era entrato nelle istituzioni dei convitti credo come semplice

istitutore per poi diventarne giovane rettore. Una brillante carriera.

Nel 1959, quando Cosenza fu devastata da una violenta alluvione, aprì

le porte del Convitto agli sfollati ospitandoli in una meritevole

opera di assistenza e di soccorso.

Per ricordarlo, come egli merita, devo rievocare passaggi del nostro

rapporto conflittuale. Quando entrai da convittore fu un forte trauma

apprendere che in quelle stanze non si vedesse la tv dei ragazzi

pomeridiana. E furono i miei pianti (all’inizio la protesta fu molto

lagnosa e depressiva) a far comprendere al rettore che i tempi erano

cambiati e che l’istruzione e la formazione passavano anche per Rin

Tin Tin e Chissà chi lo sa? E la vertenza proseguì con gli anni. Con

la televisione serale, concessa prima per due sere, poi per tre e

infine per sempre. La sera che Dario Fo tornò in Rai arrivò la sua

telefonata per mandare tutti a letto. La mattina dopo, per protesta,

portammo il televisore nel suo ufficio.

L’incendio di fuori divampava anche dentro. E a 14 anni l’istanza

divenne scontro. Il concetto era: “E’ un nostro diritto vivere qui

dentro, le regole si discutono”.

Ne misi a dura prova la pazienza quando affissi un cartellone  con il

lessico d’epoca sulla lavagna dello studio della mia squadra. Con i

miei genitori si concordò che era meglio tornassi a casa. Concordammo

tutti che era quello il meglio da fare.

Giulio Palma era un democristiano militante. Quando al congresso

nazionale della Dc del 1975 lo vedemmo negli scranni dei delegati

ritratto da Tg nazionale, all’epoca un avvenimento, sentimmo tutti un

moto d’orgoglio. Uomo molto colto, era sicuramente conservatore.

All’istitutore Giuseppe Rizzo, contestò  il fatto che la sua

Cinquecento parcheggiata nel cortile interno avesse affisso un adesivo

di propaganda per il referendum del divorzio. Ma devo dire, senza

cadere nella retorica della gioventù passata, che l’uomo era

efficiente e aperto al dialogo.

Accolse per esempio la mia proposta di farci frequentare il vicino

cineclub animato da Tobia Cornacchioli al Centro studi Pietro Mancini

ogni venerdì. Già i convittori che rimanevano in istituto la domenica

venivano accompagnati al cinema. Il Telesio era l’unico convitto in

Italia dove a colazione si aveva burro e marmellata. Il Convitto

Nazionale di Palma era una comunità dotata di ogni confort. Circa

cento ragazzi tra i 7 e i 19 anni avevano vitto abbondante, ogni cura

e attenzione legata al loro studio, salute, cultura e divertimento.

Una macchina poderosa perfetta in ogni ingranaggio. Docenti e

istitutori facevano parte di una grande famiglia allargata. Quasi

totalmente maschile. Dove vigeva il sorvegliare e punire.

Sobillando la ribellione di molti Gian Burrasca.

I figli maschi del rettore, Francesco e Paolo, fecero parte da giovani

di quel grande sommovimento legato ai cattolici di base. Paolo

frequentò anche il circolo Mondo Nuovo per una breve stagione. Poi

diventa giornalista di successo fino a diventare deputato dell’Ulivo.

Fu in quella stagione che incontrai il mio vecchio rettore che aveva accompagnato il figlio in

Prefettura dal presidente della Repubblica, Oscar Scalfaro, che lui

conosceva personalmente, facendogli poi dono della foto ricordo che aveva

scattato il fotografo del mio giornale.

Fu per me simpatico, trovare nelle stanze di Radio Ciroma, il nipote omonimo Giulio.

Giulio Palma senior andò in pensione nel 1980 lasciando l’istituzione che aveva dato

istruzione a migliaia di ragazzi calabresi che in quel passaggio

formarono significativamente la loro vita futura. Era un convitto che

era chiamato a modificarsi per sempre. Con lui mantenni un rapporto di

reciproco e grande rispetto.

Io in quel convitto feci i miei primi giornali. Stampati a ciclostile

o fotocopiati. Si chiamavano “Il Giornale dei convittori” e “Area

Creativa”. Sul primo feci il mio primo scoop. Un’intervista al

rettore Giulio Palma sulla vita interna dell’istituto. Fece molto

notizia nella nostra comunità interna. Purtroppo oggi non sarò alla

manifestazione del centenario. Ma è mia intenzione rilegare la

raccolta di quei giornalini e donarli alla biblioteca Giulio Palma.

Sarà il mio piccolo contributo alla memoria di un educatore che merita

di non essere dimenticato.