Sono utili i social? Certo che sono utili.

Accade che su Facebook, il caro amico sensibile Astolfo Lupia, pubblichi una foto, una bellissima foto, avuta da Esilda Scarpelli. Si deve a lei “il ritrovamento di questa rara e preziosa immagine, riscattata miracolosamente dall’oblio” Poi il prode Astolfo ricorda le parole di Moravia, dette all’orazione funebre per Pasolini : “poeti non ce ne sono tanti nel mondo” e prosegue Lupia :“Ho avuto la fortuna inconcepibile di conoscerne alcuni, di godere della loro confidenza, amicizia. L’anno il 1987, mese di febbraio: il tempo è trascorso, in abbondanza”.

Dopo trent’anni, in quella foto risaltano oltre Esilda e lo stesso Astolfo,  i poeti cosentini oggi scomparsi in carne ai nostri affetti, Angelo Fasano e Raffaele De Luca per tutti noi il Maestro.

Il gentile Astolfo nel post sopracitato ha taggato me e l’amico Claudio Gagliardi. Il quale, ci regala, a sorpresa un inedito prezioso.

Una serata, una delle tante a piazza Loreto nella nostra Cosenza giovanile. Claudio e Raffaele parlano, come si parlava allora. A fine serata, al momento di congedarsi, Raffaele infila un biglietto in tasca di Claudio con una poesia scritta a penna poc’anzi. Gagliardi pubblica e svela il foglio autografo e trascrive qui versi che rimando a voi che avete la grazia di leggere:

Feroci

come Guerrieri abbandonati

sono andati

nei carceri, nelle cliniche,

in comunità, all’altro mondo

erano i nostri amici

formavano

l’esercito dei desperados

l’esercito dei Santoni

Cosa resta, mi chiedi

di tanta vita?

Abbiamo riformato

l’esercito stanco

altri sorrisi , altri visi, altre storie

Si resta, hermano

si resta

a sconvolgere il passato

a sconvolgere il futuro.

Raffaele 94

Io vorrei aggiungere al momento pochi altri frammenti di questa storia poetica della mia Cosenza. Ho nel mio scaffale di poesia, la raccolta del caro amico Angelo Fasano “Libere di silenzio”. Di quella raccolta non cito versi ma due testimonianze.

Il papà di Angelo, Santino, pregiato e solerte giornalista ed editore, constatato che il figliolo voleva essere poeta, aveva inviato i suoi lavori a Mario Luzi, che non mancò di rispondere da par suo. E quindi noi possiamo leggere ancora oggi: “Il suo Angelo lo includerei nella famiglia dei poeti…Quale sorte lo attenda all’interno di quella travagliatiseima famiglia non saprei prevedere. Ma non vedo perché dovrebbe essere dissuaso dal farne parte…”

La stessa raccolta si avvale di un’intensa e indispensabile introduzione di Raffaele. Per motivi di spazio e di tempo (i social saranno pure utili ma difettano di soffermarsi sui testi lunghi)  mi limito pertanto a citarne l’attacco che giudico utile a questa mia operazione di archeologia poetica:

“Questo mio intervento sulla poesia di Angelo Fasano nasce sia da una lunga amicizia. e dunque un fattore squisitamente umano, sia da un comune amore per la poesia, la letteratura. Dove finiscono le ragioni della vita e cominciano quelle dell’arte è difficile dire: ciò che è importante notare, è che l’arte è fatta di piccole coincidenze, di piccoli particolari che scaturiscono dal quotidiano e vengono proiettati su quel grande schermo bianco che è l’immaginario, e lì acquistano i loro colori, accesi, spenti, sprizzanti energia, gioia, dolore….”

Sperando di aver acceso colori nel vostro immaginario

a voi ringrazio della lettura, ad Angelo e Raffaele della testimonianza e parafrasandoli concludo

Ora che siete foglie verdi al tempo sparse/ richiamo di morte stagioni