John Francis Lane, giornalista di immenso valore, uomo di mondo e di spettacolo, nato in Inghilterra, vissuto nella Parigi del dopoguerra e nella Roma della dolce vita, e per cause di amore e destino trasferitosi in Calabria a Rende, alle porte della mia Cosenza, è venuto a mancare ieri ai nostri affetti. Il prossimo dicembre avrebbe compiuto novant’anni.

Quando la cronaca cittadina del Quotidiano della Calabria, dove lavoravo come capocronista, era una gioiosa macchina di notizie che nulla trascurava, fu la mia collega Rosita Gangi a dirmi che c’era un giornalista inglese di gran spessore che era venuto ad abitare a Rende e che sarebbe stato interessante parlarne sulle nostre colonne. Lo incontrai poco tempo dopo, quando a Rende si riaprì momentaneamente il vecchio cinema Santa Chiara e John non era mancato all’appello.  Citai il suo intervento durante l’inaugurazione. Appena mi rivide, mi ringraziò, ma mi fece notare con garbo inglese che avevo sbagliato qualcosa. Non ricordo cosa, ma il metodo era quello giusto.

Fu facile farlo approdare a scrivere al nostro giornale, complice il buon Luca Addante.  La direzione di Ennio Simeone amava firme illustri e competenti. E fu così che le nostre pagine di spettacolo, spesso organizzate e impreziosite dalla cura di Giuliana Scura, iniziarono a mettere i preziosi articoli di John, che avevo cura di “passare” spesso personalmente. Scrivesse di un’opera di teatro, di un film, o di qualche illustre scomparso ci mettevamo a pari dei grandi giornaloni nazionali. Perché John a quel tempo scriveva sull’Economist (“Un giornale dove non si firmano gli articoli” diceva), aveva già scritto per il Times, il Sunday Times, Il Guardian informando puntualmente sullo spettacolo e la cronaca dall’Italia.. Divenni suo amico e lo ribattezzai Sir John. Quando veniva a trovarci in redazione era sempre un momento divertente e illuminante. Un giorno stavo impaginando e avevo illustrato un lungo articolo con la foto della folla gioiosa a Trafalgar Square a Londra nel giorno che è finita la Seconda guerra mondiale e John quando la vede nel mio computer mi dice: “Io quel giorno c’ero. Indimenticabile”:

John ha incontrato grandi personaggi ricevendone affetto e grande stima. Per sbarcare il lunario e per le sua fisionomia particolare fu l’uomo cameo di decine di film di ogni genere, infatti nel 2002, Nicoletta Nesler realizza per la Rai lo special “Una vita in cameo” dove con una lunga intervista ricostruisce le sue incredibili e variegate collaborazioni. E’ John che interpreta se stesso nella conferenza stampa che accoglie Anita Ekberg ne “La Dolce vita”. Era molto amico di Fellini che lo chiamava “Francescone” e che gli chiese di tradurre i dialoghi e supervisionare il doppiaggio di quel capolavoro per i paesi anglosassoni. Lo richiamerà a far comparsa in “Roma” dove appare accanto a Gore Vidal, altro suo celebre sodale. Si pentiva di aver rifiutato una comparsa nel “Gattopardo” di Visconti, compare nei credit anche nel Sorpasso di Risi. Era presente come giornalista alla prima in teatro a Roma dell’eretico “Il Vicario” con Gianmaria Volontè quando la polizia su denuncia del Vaticano impedisce lo spettacolo.

Fu tra i primi ad intuire il genio di Carmelo Bene e in un libro si legge: “Io ho visto il debutto di Carmelo Bene in palcoscenico, a Roma, il famoso Caligola, che era quasi uno spettacolo tradizionale. Non era lui il regista, però abbiamo capito subito che era un attore straordinario e che avrebbe fatto bene al teatro. [… ] E io ho scritto subito un articolo sul Times di Londra, dicendo questo era un nuovo uomo di teatro eccezionale. La cosa ha fatto un po’ scandalo a Roma perché dicevano: “… ma come il Times parla di questo cialtrone?…” Poi questo cialtrone sarebbe diventato una icona della cultura italiana.“  Infatti Carmelo Bene, nella sua autobiografia scriverà che solo John Francis Lane, Ennio Flaiano e Alberto Arbasino erano stati gli unici a comprendere il suo talento all’inizio.

Fu amico e collaboratore personale di Eduardo De Filippo. Grazie ai suoi contatti personali con un celebre impresario inglese fece mettere in scena con enorme successo “Napoli milionaria” a Londra. John fu molto amico e sostenitore di Pier Paolo Pasolini. Va da cronista sul set de “La ricotta” e parla con Orson Welles. Insieme a Pierpaolo frequenterà i salotti letterari e i ragazzi di vita, interpreterà da protagonista uno degli episodi de “I racconti di Canterbury”.

Solo alcuni incroci di un’esistenza ricca di vita, colta di sapere e affollata di buon giornalismo. Io, nel momento del trapasso, amo ricordare una cena a Cosenza con Emi, la figlia di De Sica, mia moglie e il collega Alessandro Russo. Oppure gli spettacoli del Libero Teatro che recensiva con calore  con sentita stima nei confronti del regista capocomico Max Mazzotta.

Nel corso del tempo nella mia città, oltre alla scrittura sul Quotidiano che spero qualche tesista o studioso un giorno recuperi non mancarono tributi. Nel 2010 i cinefili appassionati di Rovito gli dedicarono la serata “J.F.L an english gentleman in Rome” magnificamente condotta da Ugo G. Caruso con proiezioni curate da Orazio Garofalo. Il 13 dicembre del 2014 gli fu consegnato il premio Mario Gallo. Una bellissima intervista di John si può’ leggere nel libro di Gianluca Bozzo “Calabresi improbabili”. Tra i pochi a ricordarlo sui social ieri Mimmo Talarico e il direttore Matteo Cosenza. Per comprenderne il valore internazionale segnalo questa serie di tombau scritti per il Guardian https://www.theguardian.com/profile/john-francis-lane

Io rividi John su un schermo alla Berlinale. Gianni Amelio  proiettava il documentario “Felice chi è diverso” titolo mutuato da un verso di Sandro Penna. E’ la storia collettiva di molti uomini che sono stati giovani quando gay era parola che non esisteva e gli omosessuali erano discriminati. John in quel prezioso film collettivo, svela quello che in molti sapevamo. Lui, ormai anziano, non poteva più’ vivere da solo a Roma, e quindi venne in Calabria per andare a vivere con il suo compagno che per amore rivelò alla famiglia la sua condizione. Dal mondo a Rende ad arricchire la nostra vita di giovani giornalisti e la nostra esistenza.

Mi si permetta un ultimo ricordo memoriale poetico e professionale. Al Quotidiano della Calabria dovevo scrivere dell’omaggio della facoltà di Architettura di Reggio Calabria a “Le mani sulla città” di Francesco Rosi voluto da Nicolini. Consultai il monografico su Rosi del Castoro e  mi commossi non poco, un commozione ancora viva  come allora, scoprendo che il principale critico del giornale, sua maestà John Francis Lane ne avesse scritto sul prestigioso “Films and filming” di Londra e che il mio direttore Ennio Simeone si fosse cimentato a futura memoria sull’Unita del 26 novembre 1975 in termini storico-politici su quel film epocale. Erano i tempi in cui una foto sul giornale si sceglieva con cura, un argomento si sviscerava con documentazione, un giornalista di chiara fama e capacità diventava tuo maestro. Un mondo scomparso che oggi mi manca non poco.

Ti sia lieve la terra John. amico e collega carissimo. Grazie per tutto quello che ci hai donato.