Pantaleone Sergi, Lullo per i molti amici e colleghi, compie oggi settant’anni.

Giornalista e scrittore di  vasta notorietà, come dimostra il fatto che il suo compleanno sia stato annunciato nella bella newsletter “Anteprima” di Giorgio Dell’Arti insieme a quello di personaggi dal calibro di Martin Scorsese.

Sergi a ben vedere, con la sua luminosa e fortunata carriera ha, a mio parere, contribuito a modificare lo stato delle cose del giornalismo calabrese non rimanendo soltanto testimone del suo tempo.

Nativo di Limbadi, piccolo paese del Vibonese, che  a carriera giornalistica in pausa potrà guiderà per un mandato come primo cittadino, vive il suo romanzo di formazione negli anni Sessanta aderendo alle idee della Sinistra e diventando un protagonista vivace delle lotte e sociali di quel periodo, per andare poi andare a studiare a Milano per la sua formazione universitaria. In quel clima dinamico ed operoso inizia a lavorare nella redazione sportiva dell’Unità a Milano. Un settore che, evidentemente, lo forma molto nel rigore della notizia che su quella pagina deve essere preciso e inoppugnabile.

A laurea acquisita ha la fortuna generazionale di incrociare la bella e formativa esperienza del Giornale di Calabria di Piero Ardenti. Sarà uno della rigogliosa pattuglia di una fucina di talenti che nelle brume della redazione di Piano Lago spiccherà il volo verso il giornalismo che conta.

In quella gloriosa testata Sergi, sarà molto vicino al rosso e vulcanico Paolo Guzzanti che, abbandonata la testata creata da Giacomo Mancini, approderà alla neonata “Repubblica” di Eugenio Scalfari diventandone in breve tempo firma di riferimento.

Sergi a Piano Lago e dintorni si trova in una palestra eccezionale. Sono ancora tempi del piombo in tipografia e delle suole consumate a inseguire le notizie. Il desk era diverso e il giornalismo si faceva sentire. Sergi è uomo di cronaca e non molla la presa. Un giorno che il boss Tonino Scena scampa alla morte in un agguato di mafia, a Cosenza il giovane Sergi non esita ad andare in ospedale per raccoglierne un’intervista.

Politicamente Sergi è vicino al Pci e quindi è “costretto” a convivere con un giornale  di stretta osservanza alla politica di Giacomo Mancini che ne aveva permesso l’apertura e che non riuscirà a impedirne la chiusura dopo la caduta dell’industriale Nino Rovelli che aveva messo a disposizione il suo denaro per quell’impresa.

Ma la fortuna, che aiuta gli audaci, è pronta a spingere sotto la sua benda la giovane firma di Pantaleone Sergi. Dalla giovane corazzata di Eugenio Scalfari si inseguono notizie periferiche che accompagnano il vivace lavoro romano e milanese. Guzzanti segnala un giovanotto capace che ha lavorato con lui in Calabria. Il giovane Sergi inizia a dettare pezzi al telefono che finiscono in pagina. Sarà un pezzo di vita significativo. Da corrispondente locale diventerà in breve tempo inviato speciale del giornale che occupa la scena pubblica italiana.

Per 29 anni e 5 mesi la firma di Sergi accompagna il periodo storico del fondatore Scalfari. E’ un corpus di servizi e articoli quello di Sergi, che a mio parere, andrebbe raccolto e studiato per  comprendere la narrazione calabrese di uno dei più importanti giornali d’Italia. Sergi è cronista di vaglia che racconterà l’ascesa criminale della ‘ndrangheta imprenditrice nel corso di sequestri di persona e guerre di mafia che attirano l’attenzione nazionale.

Diventerà un esperto molto accreditato da fonti di primaria importanza. Ma quando deve occuparsi di altro lo fa da par suo. Ad esempio inviato sul set di Woody Allen a Taormina copre un settore di sua non stretta competenza e scrive con fredda professionalità. C’è anche umanità nei suoi pezzi quando racconta storie di lavoro e anche le coperture di politica in una regione complessa come la Calabria sono ben ancorate alla linea di Scalfari. Nella cronaca svetta. Insieme ad Andrea Purgatori contribuisce a disinnescare le verità di parte dell’aereo libico caduto in Sila nella tragica notte di Ustica. Non si lascerà trovare impreparato insieme ad Aldo Varano dell’Unità, quando l’oggi scomparso Totò Riina, decide di parlare lanciando sinistri avvertimenti al mondo politico. Il Fato lo accoglie  in Canada l’11 settembre del 2001 quando i cieli sono bloccati, e la redazione centrale lo manda a New York in un avventuroso viaggio in auto per coprire un avvenimento da libro di Storia. Nel giorno che Scalfari lascia la direzione, Sergi è nelle vecchia sede di piazza Indipendenza e il direttore Barbapapà (copyright Guzzanti) ha parole di stima e affetto per chi ha retto le cronache della sua originaria Calabria.

Sergi in Calabria ha fatto parte di un pool di giornalisti calabresi con qualche annessione forestiera, composta di cronisti in  larga parte di buona qualità, che orienterà e condizionerà non poco l’opinione pubblica su alcuni temi di politica giudiziaria. E’ un tema che va approfondito in altri momenti per motivi di spazio e maggiore riflessione.

Nel bel mezzo di tanto attivismo, Sergi che ha scelto di vivere a Cosenza per motivi familiari, aprendo anche una piccola casa editrice, non resta insensibile alla chiamata che arriva da una motivata pattuglia di giovanissimi imprenditori che grazie alle Legge 64 hanno aperto un settimanale che vogliono tramutare in quotidiano. Sergi ottiene l’autorizzazione  a diventare direttore del Quotidiano, di quello che è quasi un esperimento, rimanendo contemporaneamente inviato di Repubblica.

In quel 1995 il quasi cinquantenne Sergi dedica tutto il suo impegno a mettere insieme una squadra che vuole sfidare il monopolio della corazzata Gazzetta del Sud che governa l’informazione cartacea da Messina ai confini del Pollino.

I denari sono pochi ma la nuova tecnologia consente l’impresa. Sergi chiama qualche padre nobile al suo fianco per l’avvio, la pattuglia di cronisti che ha avviato il settimanale, e cerca giovani affamati di mestiere e con il sacro fuoco della notizia. Completeranno la squadra iniziale giornalisti con mestiere che in una sorta di bugigattolo avviano un quotidiano che si diffonde all’inizio solo in provincia di Cosenza. Un avvio scoppiettante. All’uscita campeggiano in prima pagina almeno tre scoop di enorme richiamo. In edicola “Il Quotidiano” formato tabloid sul modello “Repubblica” va a ruba.

Sarà un giornale molto garibaldino e pugnace che trae linfa vitale dall’ardore giovanile delle molte donne e di quegli uomini votati alla causa e alla guida di un direttore chioccia. Sergi è formatore di scrittura e tecnica giornalistica. A volte sbraita e batte i pugni sul tavolo ma è molto paterno e affettuoso con tutta la redazione. In quei mesi guiderà una polemica costante e incisiva nei confronti di Giacomo Mancini diventato sindaco della città, contestualmente processato per mafia a Reggio Calabria (sarà prosciolto da ogni accusa dopo una lunga e travagliata vicenda giudiziaria). Anima anche un’inchiesta molto penetrante sulla banca locale controllata da Cariplo. Ma la condizione industriale del giornale è molto debole. Bussa alla porta la politica bipolare della neonata Seconda Repubblica. Sergi fa volgere il pendolo verso i suo compagni del Pds. Saranno gli stessi che dopo un anno lo defenestreranno per non essere stato ligio al loro comando. Il nuovo direttore Ennio Simeone lo vorrebbe firma ancora la giornale, ma Lullo Sergi ha orgoglio e personalità per cercare spazio altrove, considerato che è ancora firma di Repubblica.

Iniziano nuove vite professionali di Sergi. Quello dello scrittore. Trovo giusto evidenziare che il suo “La Santa Violenta” del 1991, acquistato dal Viminale all’epoca per dare conoscenza approfondite della ’Ndrangheta ai suo poliziotti, risulta essere in larga parte oggi anticipatore di alcune verità giudiziarie che si stanno certificando nel nostro  tempo. Ma subito dopo lo studioso Sergi volge la sua ricerca alla storia della stampa calabrese e lucana, e a quella dei nostri emigrati. E’ una produzione intensa che era stata già preparata da riviste specialistiche di buona analisi come “Comunicando”.

Sergi diventa docente di Storia del Giornalismo all’Università della Calabria. Da quella postazione somma prestigiosi incarichi a istituzioni culturali. Ma soprattutto, mentre è sindaco di Limbadi, il governatore Loiero lo vuole suo portavoce permettendogli un incursione di non poco conto nella comunicazione pubblica. Per i suoi settant’anni si è concesso un ulteriore nuovo approdo  scrivendo un romanzo.

Una vita intensa quella di Pantaleone Sergi. Ho cercato di raccontarla con la terzietà che ho esercitato sotto la sua direzione al Quotidiano, dove ha spesso difeso la mia libertà giornalistica. La mia scrittura deve un grazie ai suoi preziosi consigli. Non tutto fu omologo tra noi. Ma mi permetta chi legge, di affidare la chiusa al mio: “Buon compleanno caro Lullo”.